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Martedì, 18 Gennaio 2022
Cronaca

L'inchiesta sui "furbetti" del reddito di cittadinanza all'epilogo, in 8 rischiano il processo

Per ottenere il beneficio economico previsto dalla legge avrebbero attestato falsamente la residenza in Italia continuativa da 10 anni ma un controllo all'anagrafe dei residenti all'estero ha fatto emergere il presunto abuso. C'è chi sarebbe riuscito a ricevere i soldi per 27 mensilità

Una delle tante inchieste sui "furbetti" del reddito di cittadinanza è stata conclusa e presto potrebbe approdare in aula per il processo. 

Sono otto gli italiani residenti all'estero, che sarebbero tornati per incassare il reddito di cittadinanza, che hanno ricevuto l'avviso di conclusione delle indagini preliminari da parte della Procura. Per ottenere il beneficio, però, bisogna essere residenti nel territorio della nazione per almeno 10 anni consecutivamente. 

Alcuni controlli, scattati dall'esame di alcune situazioni sospette, hanno consentito di accertare che c'è chi aveva finto di avere la residenza in Italia per ottenere il beneficio. Fino a quando i controlli sull'anagrafe degli italiani residenti all'estero non hanno consentito di accertare che erano state presentate delle false dichiarazioni. Nel frattempo, però, c'è chi era riuscito a ottenere il bonifico mensile, dell'importo di circa 1.000 euro, per ventisette volte.

Concluse le indagini, in uno dei tanti segmenti investigativi aperti dalla Procura di Agrigento negli ultimi due anni, il pubblico ministero Chiara Bisso dovrà valutare se chiedere il rinvio a giudizio.

Il provvedimento è stato firmato nei confronti di Erika Agnello, 32 anni; Francesca Carbone, 41 anni; Antonino Castiglione, 58 anni; Paola Gambaro, 55 anni; Dario Micalizio, 39 anni; Loredana Rizzuto, 48 anni; Sonia Sciabica, 47 anni e Luis Alberto Zazzetta, 61 anni.

Con l'avviso di conclusione delle indagini preliminari, i difensori (fra gli altri, gli avvocati Salvatore Cusumano e Noemi Fatima Rancatore) avranno 20 giorni di tempo per provare ad evitare la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura, sollecitando nuovi atti di indagine, chiedendo un interrogatorio dei propri assistiti o producendo memorie.

Questo stralcio investigativo scaturisce da alcuni controlli sulle iscrizioni dell'anagrafe degli italiani residenti all'estero. L'interrogazione della banca dati avrebbe provato che alcuni cittadini che non abitavano in Italia sarebbero tornati subito dopo l'entrata in vigore della legge sul reddito di cittadinanza e avrebbero poi dichiarato falsamente di possedere il beneficio della residenza continuativa degli ultimi 10 anni riuscendo ad ottenere il beneficio, che in un caso ammontava a circa un migliaio di euro e sarebbe stato erogato per ben 27 mensilità.

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