Reddito di cittadinanza, "esercito" di percettori senza lavoro: progetti di pubblica utilità al palo

Il sindaco di Porto Empedocle: "Nonostante qualcuno voglia fare ricadere le responsabilità su di noi, la verità è che tutto è bloccato per questioni burocratiche. Abbiamo segnalato tutte queste criticità al Ministero"

(foto ARCHIVIO)

Il numero dei percettori è enorme, sia in termini di dato assoluto che rispetto alle percentuali registrate all'interno dei singoli centri: sono oltre 19mila infatti, i cittadini che in provincia di Agrigento hanno diritto al cosiddetto reddito di cittadinanza. L'intervento economico a sostegno delle fasce più deboli voluto dal Governo giallo/verde ha raggiunto soprattutto in alcuni centri (vedasi ad esempio Porto Empedocle) fette molto significative della popolazione che è senza lavoro o in condizioni economiche di svantaggio.

Uomini e donne che avrebbero dovuto trovare successivamente un percorso lavorativo (ricordate i navigator?) ed essere utilizzati, pena la decadenza dal reddito stesso, per i cosiddetti Puc, i Progetti utili alla collettività. Attività che sarebbe dovute essere indicate dai Comuni, che pure sembravano ben felici di trovare risorse umane sostanzialmente gratuite da utilizzare per tutta una serie di interventi di interesse pubblico. I percettori del Rdc in particolare dovranno (anzi, dovrebbero) lavorare della 8 alle 16 ore settimanali ed essere utilizzati, teoricamente, dopo una precisa profilazione delle proprie caratteristiche e capacità.

E invece? In realtà i Puc non sono mai decollati: se il ministro Di Maio ha parlato di solo 400 progetti su base nazionale, in provincia l'attività è rimasta sostanzialmente al palo. I Comuni, soprattutto di maggiori dimensioni, denunciano come oggi non abbiano ancora ricevuto nemmeno gli elenchi dei percettori da parte degli uffici regionali, e che abbiano i progetti pronti ma non cosa farne, anche a causa della difficoltà nell'utilizzo delle piattaforme digitali a sostegno, che tra loro non comunicherebbero rendendo difficile tutta la vicenda. Ma non solo: c'è anche una questione di copertura finanziaria dei progetti, per costi che riguardano, ad esempio, il pagamento delle polizze assicurative per i lavoratori. Soldi stornati ai Distretti socio sanitari e che oggi fanno difficoltà a ritransitare ai Comuni.

"Nonostante qualcuno voglia fare ricadere le responsabilità sui sindaci - commenta il primo cittadino di Porto Empedocle, Ida Carmina - la verità è che tutto è bloccato per questioni burocratiche. Abbiamo segnalato tutte queste criticità al Ministero e stiamo aspettando risposte, insieme a tutti gli altri comuni della provincia. Noi abbiamo certamente urgenza di cominciare, perché queste risorse umane potrebbero essere molto utili per le nostre realtà locali". 

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