Fuga dopo grave incidente con cinque feriti, il consulente della difesa: "Nessuna manovra azzardata"

L'ingegnere Francesco La Novara smentisce la ricostruzione della dinamica formulata dall'accusa: si fa strada l'ipotesi di una perizia per chiarire in dubbi

I mezzi coinvolti nell'incidente

"La velocità tenuta dall'auto dell'imputata era nei limiti previsti e non c'è stata alcuna manovra azzardata": l'ingegnere Francesco La Novara, consulente della difesa, smentisce la ricostruzione accusatoria tanto che la stessa difesa annuncia che potrebbe chiedere una perizia - ovvero una consulenza disposta dal giudice e, quindi, non di parte - per fare piena luce sull'episodio.

Il processo è quello a carico di Emanuela Magazzù, 74 anni, di Cattolica Eraclea, arrestata nel marzo del 2017 con l’accusa di avere provocato un grave incidente stradale, fuggendo e rifugiandosi per ore al centro commerciale nei pressi di Siculiana. L'istruttoria è, di fatto, esaurita ma il giudice Giuseppe Sciarrotta ha disposto un rinvio per consentire alle parti di chiedere eventuali prove suppletive fra cui potrebbe esserci proprio una perizia.

L’incidente, con gravi conseguenze, tanto che uno dei cinque feriti (le prognosi erano fino a sessanta giorni, una di loro si è costituita parte civile con l'assistenza dell'avvocato Fabio Inglima Modica) riportò la frattura di una vertebra, è avvenuto l’8 marzo di tre anni fa nella statale 115 fra Realmonte e Siculiana. I cinque feriti, sentiti dai carabinieri, hanno tutti parlato di un'autovettura grigia che avrebbe fatto un sorpasso azzardato, determinando l'incidente frontale fra due auto. La settantenne, in sostanza, avrebbe fatto un sorpasso in un tratto dove era vietato provocando lo scontro con la vettura che proveniva dalla direzione opposta.

I carabinieri della stazione di Realmonte, acquisendo le immagini del sistema di video sorveglianza di un supermercato che si affaccia proprio sul luogo dove si è verificato il frontale, sono riusciti a ricostruire l'accaduto.

I miltari, coordinati dalla Procura, dopo un’indagine lampo, andarono ad arrestarla cinque giorni dopo. 

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