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Un cartello avvisa del sequestro della Scala dei Turchi

Un cartello avvisa del sequestro della Scala dei Turchi

La Scala dei Turchi "contesa": guerra di perizie per accertare la proprietà

Al via l'incidente probatorio: giudice e indagato nominano i propri esperti per risolvere il caso. Secondo i pm, la scogliera di marna sarebbe stata danneggiata a causa dell'incuria del "possessore di fatto"

Il caso della Scala dei Turchi, "contesa" fra la Regione e un privato. Guerra di perizie per "accertare e descrivere lo stato dei luoghi, attraverso rilievi fotografici, topografici ed aerofotogrammetrici" oltre che per accertare la demanialità di alcune particelle nonchè "l’autenticità e la veridicità dei documenti esibiti dall’indagato al fine di reclamare la proprietà privata".

E' iniziato l'incidente probatorio, davanti al gip Luisa Turco, che ha accolto la richiesta del procuratore Luigi Patronaggio di disporre gli accertamenti tecnici per fare chiarezza sulla questione.

Alla richiesta di disporre gli accertamenti non si è opposta la difesa di Sciabarrà, affidata agli avvocati Giuseppe Scozzari e Salvatore Palillo, che, anzi, aveva espressamente aderito chiedendo, però, di escludere dai quesiti l'accertamento sulla veridicità dei documenti prodotti da Sciabarrà che, invece, il gip ha ritenuto di ammettere. La perizia collegiale sarà eseguita, per conto del giudice, dall'ingegnere Gabriele Freni, docente dell'Università di Enna Kore e dal geologo Pasquale Massimiliano Mastrosimone.

La difesa ha nominato come proprio consulente l'esperto di urbanistica Giuseppe Gangemi. Il 2 dicembre inizieranno le operazioni peritali e il 22 marzo si tornerà in aula per riferire, in contraddittorio fra le parti, gli esiti della relazione. 

Era stato lo stesso procuratore Patronaggio, lo scorso 27 febbraio, ad emettere il provvedimento di sequestro urgente della Scala dei Turchi. Una persona, allora, era stata iscritta nel registro degli indagati. Si tratta di Ferdinando Sciabarrà, 73 anni, che sostiene di essere il proprietario della scogliera di marna famosa in tutto il mondo. Il capo dei pm agrigentini gli contesta i reati di occupazione di demanio pubblico, invasione di area demaniale, "omesso collocamento di cartelli di pericolo", violazione del codice dei beni culturali e danneggiamento al patrimonio archeologico. "Abbiamo registrato - aveva spiegato il procuratore - atti di vandalismo, gente che porta via pezzi di marna, graffiti di dubbio gusto, buchi nella scogliera, carotaggi non autorizzati. E' un sito fragile perché dalla parte sommitale cadono dei massi che mettono in pericolo le persone, ma danneggiano la stessa marna bianca".

Patronaggio aveva aggiunto: "Noi riteniamo che un bene che abbia questo valore storico, paesaggistico, geologico - ha proseguito - debba essere restituito alla mano pubblica. Abbiamo ipotizzato i reati di occupazione abusiva di demanio, ma anche altri reati perché il possessore di fatto non ha mai tutelato questo bene".

La questione, peraltro, si muove su un doppio binario. Sono, infatti, in corso trattative per l'eventuale cessione della proprietà - da formalizzare con una transazione - dal privato al Comune di Realmonte.

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