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Martedì, 28 Maggio 2024
Il verdetto / Favara

"Condomino cade dal ponteggio e muore": assolto titolare impresa che stava ristrutturando l'immobile

Il figlio e il marito della vittima, giudicati a parte, sono stati condannati per avere simulato la sua assunzione come operaio per truffare l'Inail. Il giudice: "Si è esposto volontariamente a un rischio"

"La vittima si è esposta volontariamente al pericolo essendo dedita ai lavori in cantiere in quanto titolare di un'impresa di impianti idraulici. È stato un comportamento abnorme che lo ha volontariamente esposto".

Con queste motivazioni il giudice monocratico del tribunale di Agrigento, Nicoletta Sciarratta, ha deciso l'assoluzione di Salvatore Bellavia, 39 anni, di Favara, titolare di un'impresa edile finito a processo con l'accusa di omicidio colposo.

La vicenda risale a dieci anni fa. Il 29 dicembre del 2014 il condomino di una palazzina in contrada Scavuzzo, nei pressi della Scala dei Turchi, dove erano in corso dei lavori di ristrutturazione, eseguiti dall'impresa dell'imputato, è salito su un ponteggio, ha perso l'equilibrio ed è finito a terra.

L'uomo è stato prima ricoverato all'ospedale di Agrigento, poi trasferito a Palermo dove, l'8 gennaio, è morto. All'imputato veniva contestato di non avere provveduto, in occasione della sospensione dei lavori per le festività natalizie, di provvedere a recintare il cantiere per impedire l'accesso agli estranei.

Il giudice, tuttavia, come sostenuto anche dal difensore, l'avvocato Giuseppe Barba, ha preso atto che, l'obbligo di impedire l'accesso agli estranei, di norma vige solo quando i cantieri sono aperti e, in ogni caso, si tratta di una regola che vale per i lavoratori.

La vittima, invece, si era recata per motivi personali nel ponteggio (probabilmente per pulire delle mantovane dall'esterno) compiendo un gesto "abnorme" e rischioso che non poteva essere riconducibile, secondo il giudice, alla responsabilità dell'imprenditore che stava eseguendo i lavori di ristrutturazione.

Il pubblico ministero Manuela Sajeva, al contrario, aveva chiesto la condanna a un anno e due mesi di reclusione.

Negli anni scorsi il figlio e il marito della vittima, peraltro, sono stati condannati con l'accusa di avere simulato l'assunzione dell'uomo alle dipendenze di una ditta con la finalità di truffare l'Inail.

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