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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Cronaca Ravanusa

Silenzio, polvere e singhiozzi in via Trilussa dove si scava ancora per ritrovare i due dispersi: dolore e sgomento fanno "a pugni" con le luci di Natale nel resto del paese

Il prefetto Maria Rita Cocciufa, presente sul luogo della tragedia, ha garantito: "Farò tutto quello che è nelle mie competenze, ma cercherò di aiutare e supportare tutti". L'autorità di Governo ha ricordato però, e con dolore, Selene: "La figlia di tutti noi", la ragazza - incinta del piccolo Samuele che doveva nascere dopodomani - che tutti speravano di poter ritrovare in vita

Azzurre, rosse e bianche, fisse o ad intermittenza. Le luci di Natale che adornano i balconi o gli ingressi degli esercizi commerciali di corso Garibaldi e viale Lauricella, a Ravanusa, fanno "a pugni" con quanto poche centinaia di metri più in alto s'è vissuto, e si vive ancora, per quella che è stata la seconda giornata consecutiva di ricerche. Da via Della Pace in poi, in via Trilussa in maniera particolare, è un continuo via vai di divise impolverate e di mezzi meccanici. Dopo che all'alba sono stati recuperati quattro cadaveri, fra cui quello dell'infermiera trentenne che dopodomani avrebbe dovuto dare alla luce il primogenito Samuele, si cercano ancora due dei dispersi: Calogero Carmina e il figlio Giuseppe, rispettivamente sessantenne e trentenne. Poco dopo le 18,30, i pompieri - dopo un'intera giornata di scavare - si sono fermati. Ancora una volta è suonato l'allarme (il suono di una specie di tromba) e il cuore di quanti, familiari e conoscenti erano assiepati dietro le transenne, s'è fermato. Sono state viste le luci di una macchina, sepolta da una montagna di macerie. La rimozione dei detriti: cemento, ferro, legna è arrivata al garage e sotto uno dei solai è stato ipotizzato che potessero esserci i corpi di padre e figlio. Verosimilmente, ma è appunto solo un'ipotesi, potrebbero essere rimasti in macchina. La terribile deflagrazione - che ha raso al suolo quattro palazzine e danneggiato case e stabili di tutto il rione - potrebbe averli sorpresi mentre stavano per lasciare l'abitacolo dell'autovettura.  

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I vigili del fuoco, sporchi di polvere, praticamente sfiniti, hanno fatto accedere nell'area le unità cinofile. Un "rito" che è andato avanti fin da dopo che, sabato notte, l'incendio è stato spento. "Li hanno trovati? Li hanno trovati?": qualcuno, fra i familiari e i conoscenti, ha provato - nuovamente - a capire. Ad impedire che qualcuno si avvicinasse all'area del disastro, a prescindere dalle transenne, i carabinieri e i poliziotti. "Aspettiamo di capire, forse è stata trovata l'autovettura": ha risposto qualcuno, comprendendo lo stato emotivo e psicologico di chi da giorni ormai attende una risposta sulla sorte dei propri cari. Fino a poche ore prima, dietro le transenne, anche una suora. Vestita di bianco e singhiozzante, il suo stato d'apprensione, choc e dolore non è passato inosservato. Non poteva. E' la figlia e la sorella dei due dispersi, una suora tornata in fretta e in furia da Torino. Una donna minuta che ha dovuto trovare la forza per riconoscere e identificare la mamma. 

La coltre di polvere, sollevata insieme alle macerie, dalla ruspa, in certi momenti, rende l'aria irrespirabile. Dopo un timido sole che ha voluto riscaldare le ossa, e gli animi, di chi si trovava oggi in via Trilussa, un freddo gelido ha riportato tutti alla dura, drammatica, realtà. Inamovibili dal luogo della tragedia, il sindaco Carmelo D'Angelo e il comandante provinciale dell'Arma dei carabinieri: il colonnello Vittorio Stingo. "Non abbandoneremo questo paese - ha detto l'ufficiale - . A breve metteremo in campo le compagnie di intervento operativo per controlli antisciacallaggio nelle abitazioni al momento vuote, anche se al momento non abbiamo ricevuto alcuna segnalazione specifica".

Dopo il ritrovamento delle quattro salme, avvenuto all'alba, le speranze di ritrovare possibili sopravvissuti si sono dissolte. Il silenzio è stato tombale per l'intera giornata, squarciato soltanto dal rumore di quell'allarme che richiamava l'attenzione di tutti, del guaire di qualche cane dei pompieri e dai mezzi meccanici. L'arcivescovo di Agrigento, monsignor Alessandro Damiano, in chiesa Madre, a partire dalle ore 18, ha celebrato una santa messa. La Chiesa, con l'arciprete don Filippo Barbera presente fin dalla mattinata, ha cercato di stare accanto ai suoi "figli". "Dobbiamo vivere questa grande sofferenza con la fede, non c'è venerdì santo senza la Pasqua di resurrezione - ha detto l'arciprete - . Non possiamo fare un Natale come se nulla fosse, c'è un intero quartiere devastato". 

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In mattinata, sul luogo della tragedia è arrivato il prefetto Maria Rita Cocciufa. Visibilmente emozionata, ha garantito: "Farò tutto quello che è nelle mie competenze, ma cercherò di aiutare e supportare tutti". L'autorità di Governo ha ricordato però, e con dolore, Selene: "La figlia di tutti noi", l'infermiera che dopodomani doveva dare alla luce il piccolo Samuele. E' stato tenuto un comitato per pianificare e coordinare quello che dovrà essere messo in campo nei prossimi giorni. Il questore Rosa Maria Iraci ha garantito il massimo presidio anti-sciacallaggio. Delle indagini si occuperanno i carabinieri, ma del presidio e delle ronde per evitare che, messa in sicurezza l'area, entrino in azione gli sciacalli si occuperà la polizia. "E' una tragedia che colpisce l'intero Paese, anche per le vicende personali delle persone coinvolte - ha sottolineato il prefetto - . C'è stata però una grande mobilitazione e una vera e propria gara di solidarietà. Plauso anche all'attività del Comune che ha dato prova di funzionare, mettendo in campo un'organizzazione per assistere le famiglie evacuate. Aspettiamo il momento terribile del recupero delle ultime due persone e poi penseremo, assieme alla Regione, di attivare un percorso privilegiato per il sostentamento delle famiglie".

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Le famiglie evacuate - una cinquantina - oggi, accompagnati dai vigili del fuoco, hanno provato a recuperare, tornando nelle case che hanno dovuto abbandonare in fretta e in furia, i loro effetti personali. In tanti ci sono riusciti, dopo che naturalmente hanno fatto accesso con tutte le misure di sicurezza necessarie. Qualcuno, però, proprio perché la sua casa è veramente ridotta male, non ha potuto farlo. Grande la compostezza di tutti i ravanusani coinvolti nell'inferno di via Trilussa: sia chi ha perso familiari e conoscenti, sia chi ha perso la casa e quanto possedeva. 

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