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"Raggira l'anziano zio e si appropria di quasi 300 mila euro", a giudizio

A processo finisce pure l'impiegato di banca che lo avrebbe agevolato nelle operazioni di trasferimento di titoli e denaro

Approfitta delle condizioni psichiche deboli dell’anziano zio e dell’amicizia con un impiegato della filiale Unicredit e gli sottrae poco meno di 300 mila euro facendogli modificare il beneficiario di un’assicurazione sulla vita e facendosi intestare dei titoli. Quando l’anziano muore i familiari si accorgono che l’eredità era stata azzerata e presentano una denuncia: quasi cinque anni dopo i fatti per Stefano Lana e Calogero Capizzi, entrambi di 62 anni, di Ravanusa, è stato deciso il rinvio a giudizio.

Gli imputati, difesi dagli avvocati Ignazio Valenza, Antonino Gaziano e Giacomo Butera, sono accusati di circonvenzione di persone incapaci e appropriazione indebita. A disporre l’approfondimento dibattimentale, accogliendo la richiesta del pubblico ministero e degli avvocati di parte civile Salvatore Pennica e Stefano Argento, difensori dei familiari ai quali, di fatto, sarebbe stata sottratta l’eredità, è stato il giudice Francesco Provenzano.

La prima udienza del processo, in programma davanti al giudice Antonio Genna, sarà il 16 ottobre. Lana, sostiene l’accusa, approfittando della debolezza psichica dello zio, l’avrebbe condotto nella filiale Unicredit di Ravanusa, dove teneva gran parte dei suoi rapporti bancari, e soprattutto lavorava l’amico Capizzi. L’anziano sarebbe stato indotto a trasferire dei titoli, per un importo di 120 mila euro, e attivare un conto corrente intestato allo stesso Lana sul quale farli confluire. Inoltre lo stesso nipote si sarebbe fatto indicare come beneficiario di tre polizze sulla vita sostituendosi alla zia. 

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