"Correva con l'auto e provocò incidente che uccise l'amico", confermata condanna

La vittima si chiamava Salvatore Lombardo e aveva 23 anni, esclusa l'aggravante dell'avere guidato drogato

Salvatore Lombardo

Sentenza confermata in appello, pur con qualche modifica tecnica: due anni e due mesi di reclusione per omicidio stradale e lesioni personali colpose ma non c’è la prova che l’automobilista guidasse drogato. Il processo, celebrato con rito abbreviato, è quello per la morte del ventitreenne di Raffadali Salvatore Lombardo. Secondo quanto accertato dal processo, in due gradi di giudizio, il ragazzino morì per colpa dell’amico, Alfonso Amodeo, 26 anni, di Raffadali.

Al giovane, difeso dall’avvocato Davide Casà, in primo grado si contestava l’aggravante di avere guidato la Fiat Punto, a bordo della quale si trovavano insieme a un terzo ragazzo, “in stato di alterazione dovuto all’assunzione di droghe leggere”. Già in primo grado, però, il 20 giugno dell’anno scorso, il gup Alessandra Vella, come chiesto dal pm Antonella Pandolfi nel corso della requisitoria, aveva invece escluso questa aggravante tanto che la pena chiesta era di appena due anni di reclusione. 

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