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Venerdì, 12 Agosto 2022
Il verdetto / Racalmuto

"Ha violentato una paziente durante una visita", condannato il ginecologo Biagio Adile

Dopo oltre quattro anni di processo e quattro cambi di collegio, si è chiuso il dibattimento per l'ex primario di Villa Sofia originario di Racalmuto. Ad accusarlo una donna che aveva anche documentato con una registrazione il rapporto orale preteso dal medico. La difesa ha sempre sostenuto che la presunta vittima fosse consenziente e che avrebbe voluto ricattare l'imputato

Avrebbe abusato di una paziente durante due diverse visite, in un caso palpeggiandole il seno e nell'altro costringendola ad un rapporto orale, che la donna aveva anche registrato col suo cellulare, documentando come nonostante i suoi ripetuti "no", il noto ginecologo (ormai in pensione) Biagio Adile avrebbe continuato. Oggi, ad oltre quattro anni dall'inizio del processo, la seconda sezione del tribunale ha deciso di condannare l'imputato a 5 anni e 2 mesi di carcere.

Il collegio presieduto da Lorenzo Matassa ha dunque accolto in buona parte la richiesta del sostituto procuratore Giorgia Righi, che aveva coordinato l'inchiesta e che ha rappresentato l'accusa nel dibattimento, che aveva invocato una condanna a 8 anni di carcere. I giudici hanno però ritenuto insussistente l'episodio del palpeggiamento. Alla presunta vittima, difesa dall'avvocato Michele Calantropo, è stata riconosciuta una provvisionale di 10 mila euro.

 Adile, già primario del reparto di Ginecologia di Villa Sofia, venne arrestato per questa vicenda a novembre del 2017. Attraverso i suoi difensori, gli avvocati Nino Agnello e Gioacchino Genchi, ha sempre respinto le accuse. In particolare ha sostenuto di essere stato vittima di una trappola e che la registrazione sarebbe stata fatta dalla paziente al fine di ricattarlo. Ha anche raccontato che sarebbe stata la donna ad "istigarlo", mostrandogli ripetutamente dei film porno sul cellulare e dicendogli che avrebbe gradito avere rapporti con lui.

La difesa: "E' stata lei a provocarmi mostrandomi video porno"

La presunta vittima è una donna di origine tunisina, in Italia con un regolare permesso ed affetta da una grave patologia, per la quale si sarebbe affidata ad Adile. Il ginecologo, però, secondo la Procura, in due occasioni ne avrebbe approfittato per abusare di lei. La paziente aveva denunciato tutto e si è costituita parte civile, spiegando che la prima volta il medico le avrebbe palpeggiato il seno e che dunque quando era andata alla seconda visita, temendo altre violenze sessuali, avrebbe deciso di utilizzare il cellulare per registrare almeno l'audio.

I timori della paziente si sarebbero materializzati perché, a suo dire, Adile avrebbe chiuso la stanza a chiave e poi l'avrebbe costretta a un rapporto orale: "Senza di me che avresti fatto?" diceva il ginecologo e poi "si è abbassato i pantaloni - come aveva raccontato la paziente agli inquirenti - e con forza mi ha preso la nuca... Mi diceva: 'Un poco e basta'". Secondo la difesa del medico il rapporto sarebbe stato consenziente, ma nel file audio si sentirebbe invece chiaramente il tentativo di respingere l'uomo da parte della paziente, che aveva poi detto: "Mi veniva da vomitare".


Nonostante la registrazione - che come accertato da una perizia disposta dal tribunale è genuina e non ha subito alcuna manipolazione, come invece paventava la difesa di Adile - ci sono voluti più di quattro anni per arrivare alla sentenza emessa oggi. Il collegio in quest'arco di tempo è cambiato per ben quattro volte e questo aveva anche comportato di sentire due volte la presunta vittima in aula, che ha sempre confermato le sue accuse.

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