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Violenze domestiche / Racalmuto

"Picchia la compagna con una griglia al volto e porta l'amante a casa per umiliarla": condannato 58enne

La vittima sarebbe stata presa pure a calci e pugni: il giudice esclude alcune accuse e gli infligge 8 mesi di reclusione, via libera al risarcimento della vittima

Mi ha picchiato pure con una griglia al volto e ha portato a casa l'amante per umiliarmi, la nostra vita comune era diventata un incubo": una trentacinquenne di origini rumene, aveva raccontato così in aula i contenuti delle sue denunce che hanno fatto finire a processo l'ex convivente Giuseppe Cimino, 58 anni, di Racalmuto.

Il giudice Giuseppa Zampino, adesso, gli ha inflitto 8 mesi di reclusione per due ipotesi di lesioni e minaccia, assolvendolo, invece, dal reato di maltrattamenti in famiglia.

La donna, l'11 ottobre del 2018, dopo essere stata brutalmente picchiata e avere riportato delle lesioni, andò in ospedale a farsi medicare e decise di sporgere querela. Cimino, che ha nominato come difensore l'avvocato Fabrizio Caltagirone, dovrà risarcire la presunta vittima, che si è costituita parte civile con l'assistenza dell'avvocato Gianfranco Pilato. La donna ha raccontato di essere stata ripetutamente insultata, minacciata e picchiata con pugni, schiaffi e calci.

"Mi diceva - aveva ricostruito in aula - che mi avrebbe tolto i figli, che sarei diventata pazza e sarei stata costretta a fare la prostituta". L'imputato, infatti, per umiliarla avrebbe deciso di portare nell'abitazione coniugale di Grotte un'altra donna, presentandola come sua amante, al solo fine di umiliarla. 

"Vivevo in un clima di continua vessazione - aveva raccontato la donna -, mi picchiava e mi impediva di vivere". Un racconto molto teso e carico di emozione. Fra le vicende al centro del processo anche due violenti pestaggi che avrebbero potuto portare a conseguenze anche peggiori. L'11 agosto del 2018, dopo averla insultata e minacciata, l'avrebbe aggredita fisicamente tirandole i capelli e colpendola con violenti pugni e schiaffi alla testa. In questo modo le avrebbe procurato lesioni poi refertate in ospedale.

Due mesi esatti dopo un episodio ancora più grave: la donna, durante l'ennesima aggressione, cade per terra. Cimino, a quel punto, secondo quanto sostenuto dalla presunta vittima, l’avrebbe colpita con una griglia di ferro al volto prima di prenderla a calci e pugni. Anche in questo caso la donna fu medicata in ospedale dove le vennero refertati 7 giorni di prognosi. 

Il giudice, tuttavia, non ha dato credito a tutte le accuse riferite dalla donna e per alcune ipotesi di reato è stata decisa l'assoluzione. Il pm Margherita Licata aveva chiesto la condanna a 2 anni e 6 mesi di reclusione per tutte le accuse contestate. 

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