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Le indagini / Racalmuto

L'inchiesta sui coniugi trucidati con la mannaia, il Ris ha repertato tracce biologiche: serviranno anche per colmare i "buchi" nel racconto dell'indagato

I carabinieri del reparto investigazioni scientifiche hanno scandagliato perfino gli spazi comuni della palazzina, oltre che l’autovettura utilizzata dalla vittima

Quando i Ris di Messina sono giunti, dopo un primissimo briefing alla caserma dei carabinieri di corso Garibaldi, nelle palazzine di edilizia popolare di viale Rosario Livatino le salme dei coniugi Sedita non c’erano più. Già durante la notte, quella fra martedì e ieri, erano state ricomposte nelle bare e trasferite alla camera mortuaria dell’ospedale “Barone Lombardo” di Canicattì. Da poco prima delle ore 13 di ieri e fino alla tarda serata, gli specialisti del Ris si sono occupati della repertazione delle tracce biologiche. Non sono stati acquisiti soltanto campioni di sangue – Giuseppe Sedita e la moglie Rosa Sardo, trovati quasi abbracciati, erano in un lago di materiale ematico -, ma anche frammenti di pelle, unghie e capelli. Residui che serviranno per elaborare i Dna, ma anche – laddove possibile – per colmare i “buchi” del racconto fatto dal sospettato: il figlio Salvatore. Ieri sera, non trapelava nessuna indiscrezione. E questo non soltanto per il categorico rispetto del segreto istruttorio, ma anche per il fatto che gli specialisti del Ris di Messina avranno bisogno di tempo per effettuare analisi e ricavarne risposte.

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Da viale Rosario Livatino, salendo verso contrada Confine prima e il paese di Grotte dopo, fino a sera, gli automobilisti di passaggio, alcuni giunti anche solo per dare un’occhiata a distanza, rallentavano e cercavano di capire perché i carabinieri fossero ancora al lavoro. “Ma non era tutto chiaro?”, “Cos’è che non torna?”, “Perché ci sono ancora i Ris all’opera?” – questi alcuni degli interrogativi, fatti molto spesso bisbigliando, che venivano rivolti - . 

rosa sardo, giuseppe sedita e salvatore sedita-2

I carabinieri del reparto investigazioni scientifiche di Messina hanno scandagliato ogni luogo, a "caccia" di ogni possibile, eventuale, traccia. Senza appunto lasciare nulla al caso. Sono stati perfino controllati gli spazi comuni della palazzina, oltre che l’autovettura utilizzata dalla vittima sessantaseienne Giuseppe Sedita. Un lavoro meticoloso, lungo e certosino che si concluderà con il primo step di una relazione alla Procura della Repubblica di Agrigento – che ha richiesto il loro intervento a Racalmuto – e poi, ma ci vorranno settimane e settimane, con gli esiti delle analisi e degli accertamenti specialistici effettuati. Scontato inoltre che i militari del Ris dovranno rispondere – se ne sono state fatte – a domande specifiche dei pubblici ministeri. Nonostante gli indizi a carico dell’indagato trentaquattrenne sembrassero essere diversi, e alcuni anche rilevanti, gli inquirenti non hanno lasciato, di fatto, nulla al caso.

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