Venerdì, 19 Luglio 2024
Questura

Dopo 40 anni e un interminabile elenco di delicate inchieste, il commissario Lantieri va in pensione

Il Cavaliere al merito della Repubblica italiana conclude il servizio, con rammarico perché specie in questo momento storico non avrebbe voluto riporre in armadio la divisa, all'ufficio Immigrazione

Dopo 40 anni, a partire da oggi non indosserà più la sua amata divisa. Resterà però, dopo 33 anni di servizio alla Questura di Agrigento, memoria storica e punto fermo a cui i colleghi più giovani continueranno, e senza ombra di dubbio, ad aggrapparsi. Va in pensione oggi il commissario, cavaliere al merito della Repubblica Italiana, Lanfranco Lantieri.

Lantieri è entrato in polizia nel lontano gennaio del 1983 e dopo soli 4 anni è stato nominato vice sovrintendente. I primi anni di servizio li ha vissuti - perché fin dall'inizio ha sempre messo l'anima in quello che, per lui, non è stato solo lavoro - al reparto Mobile di Palermo e alla polizia ferroviaria di Roma e Caltanissetta. Dopo l'omicidio del giudice Rosario Livatino, Lantieri è stato trasferito alla Questura di Agrigento ed impiegato come responsabile nei turni rotativi della sezione Volanti. Dalla polizia Amministrativa, nel 1995, fortemente voluto dall’allora dirigente Claudio Cacace, è approdato alla Digos. E’ stato responsabile prima nell’istituenda squadra Tifoserie e dopo nella seconda sezione Investigativa Antiterrorismo. In Digos s'è occupato di numerose indagini che hanno portato, specie sotto la dirigenza di Carlo Mossuto, ad un interminabile elenco di ordinanze di custodia cautelare.

Nel corso degli anni, Lantieri ha raccolto lodi, encomi, anche solenni, fino ad essere nominato “Cavaliere al merito della Repubblica Italiana”.

Ha percorso tutte le qualifiche del ruolo degli ispettori fino al raggiungimento della qualifica di sostituto commissario coordinatore. All'inizio di quest’anno ha coronato la sua brillante carriera con la nomina di funzionario di polizia. Conclude il servizio, con rammarico perché specie in questo momento storico non avrebbe voluto riporre in armadio la divisa, all'ufficio Immigrazione della Questura dove è riuscito, nonostante il caos delle identificazioni e delle richieste di permessi di soggiorno, a sviluppare più indagini che hanno portato alla luce come vi fosse un giro di fatture fasulle, intestate a ditte inesistenti o cessate, che venivano presentate all'ufficio Immigrazione per ottenere il permesso di soggiorno. I migranti denunciati alla Procura, da settembre 2021 al marzo scorso, sono stati ben 71. 

Giro di fatture fasulle per ottenere i permessi di soggiorno: 71 i migranti denunciati alla Procura 

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