Coronavirs e stress da isolamento, la psicologa Florinda: "Gli episodi di violenza domestica in questo periodo potrebbero aumentare"

L'esperta ha spiegato come "la cosa più importante sia quella di strutturare il tempo a nostra disposizione ed evitare che rimanga vuoto a lungo"

Sono migliaia gli agrigentini che in queste settimane stanno vivendo chiusi in casa. Ad imporlo è stato l’ultimo decreto ministeriale. L’emergenza Coronavirus ha indotto, in alcuni casi, alla convivenza forzata.

Esiste lo stress da isolamento? Chi sono i soggetti più a rischio? Abbiamo chiesto parere alla psicologa e psicoterapeuta agrigentina, Florinda Bruccoleri. L’autrice anche del romanzo “Il retro del cuore”, ha parlato ai microfoni di AgrigentoNotizie.

Come reagisce la mente alla nostra paura?

"Credo sia utile partire dal definire cosa sia la paura. Sembra scontato saperlo ma non è sempre così. Infatti, siamo abituati a considerare la paura come una emozione completamente negativa. La verità è che seppure sia una emozione spiacevole con la quale convivere questa ha delle funzioni positive. La paura è una emozione importante e utile, quella che davanti a certi pericoli reali o immaginari ci permette di reagire in qualche modo. Quindi capite bene che è fondamentale per la nostra sopravvivenza. Proviamo a immaginare di trovarci in un luogo affollato e sentire la gente urlare e vederla scappare senza capirne il motivo. La prima cosa che faremo sarà scappare anche noi. Se non provassimo paura non riusciremmo a metterci in salvo dai pericoli. Con ciò voglio dire che spesso siamo portati a voler “cancellare” una emozione, soprattutto quelle spiacevoli. Ma così non è. Le emozioni vanno sentite e aiutate ad esprimersi. Ed ognuno di noi lo fa a proprio modo, per come meglio ha imparato a farlo. Infatti, probabilmente, in questo periodo di emergenza ci sarà chi reagisce negando il reale pericolo e quindi non rispettando le direttive imposte; ci sarà chi invece sopravvaluterà ancor più l’emergenza e penserà che moriremo tutti; ci sarà ancora chi probabilmente svilupperà sentimenti ipocondriaci preoccupandosi eccessivamente per la propria salute e percependo quindi ogni sintomo come segnale inequivocabile di coronavirus. Sono tante le reazioni della nostra mente alla paura. Il periodo che stiamo vivendo ha di sicuro aumentato i nostri livelli di panico perché ci siamo  trovati tutti (impreparati) davanti ad un “nemico” sconosciuto, pericoloso e incontrollabile. Certo è che le continue notizie da parte dei media spesso poco incoraggianti mettono inevitabilmente ansia. E allora la nostra mente si concentra sui numeri dei contagiati, sui supermercati presi d’assalto, sulle infinite raccomandazioni e sui divieti. Ma se impariamo a vivere la paura che sentiamo come un sentimento normale piuttosto che come un’ulteriore nemico da sconfiggere questo ci consentirà di avere comportamenti adeguati al momento, un momento in cui, per esempio, seguire le regole, le misure di contenimento, non bombardarsi di notizie, mantenere un atteggiamento razionale, ci aiuterà a dare un significato anche alla nostra paura.

Come si gestisce, secondo lei, lo stress da isolamento?

"La prima risposta che mi viene da darti è collegata alla precedente sulla paura. Se usiamo la nostra mente in modo funzionale sicuramente affronteremo bene questa situazione che ci sta mettendo a dura prova. Cosa significa? Significa che dobbiamo investire le nostre energie e  dirigere il nostro pensiero su cose che ci procurano piacere. Quindi, impariamo a distrarre la mente in attività che possano stimolarci positivamente quali per esempio leggere, cucinare, dare sfogo alla creatività, cucire e anche ciò che stiamo facendo di più di ogni altra cosa e cioè videochiamare amici e parenti per accorciare le distanze. E per ultimo, ma non per importanza, goderci la famiglia, creare nuove routine più rilassate e meno frenetiche di quelle a cui eravamo abituati e che magari in futuro torneremo a mettere in atto. La cosa più importante credo sia quella di strutturare il tempo a nostra disposizione ed evitare che rimanga vuoto a lungo. Proprio per questo motivo forse in questo periodo abbiamo riempito i balconi piuttosto che le strade, abbiamo ascoltato l’inno dal nostro vicino, sentito gli applausi scroscianti per medici e personale in prima linea, abbiamo pregato insieme ad una certa ora, abbiamo spalancato le finestre e cantato a squarciagola, persino bevuto un caffè a distanza con quella persona dirimpettaia che non sapevamo neppure che faccia avesse. E tutto questo ha avuto un senso, uno scopo, consapevole o irrazionale che sia: esorcizzare le nostre paure, farci sentire uniti, accorciare ogni distanza,  condividere lo stress di trovarsi chiusi in casa rinunciando ad una vita fuori dalle mura domestiche. C’è ovviamente da sottolineare che non tutti gli isolamenti sono uguali: c’è chi è veramente solo, chi non ha purtroppo a disposizione la tecnologia, chi ha bambini piccoli, chi viveva già qualche disagio economico, psicologico, sanitario. Sono troppe le situazioni che possiamo immaginare e di cui riesce difficile parlarne qui. Proviamo però a fare una cosa: a vedere la nostra casa come il nostro rifugio piuttosto che come la nostra prigione. A volte cambiare il modo di vedere le cose rappresenta già un cambiamento.


Quali sono i soggetti che possono subire maggiormente le conseguenze dell’isolamento?

"Sono diverse le categorie di persone che possono subire maggiormente le conseguenze dell’isolamento. Penso ad esempio a quelle coppie, specialmente quelle a rischio, e per le quali la convivenza forzata può acuire ancor più i problemi e le discussioni. Legati a queste ci sono anche quelle situazioni, purtroppo, di violenza domestica che proprio in questo periodo potrebbero aumentare. È importante che le persone sappiano che esistono supporti telefonici dedicati al maltrattamento e all’abuso. Ci sono poi quelle famiglie in difficoltà socioeconomica, in appartamenti piccoli e poco comodi, senza possibilità di lavorare e quindi senza stipendio e pertanto in grossa difficoltà anche a fare la spesa. Mi vengono in mente i bambini, che non hanno come noi adulti la capacità razionale di comprendere gli eventi e le notizie, che non hanno più avuto da un giorno all’altro la possibilità di stare in relazione coi propri pari, di correre all’aperto, di svolgere le attività quotidiane che scandivano le loro giornate. Ecco perché è importante innanzitutto dialogare con loro, spiegare loro la realtà attraverso la verità seppure con un linguaggio semplice ma che sia vero, appunto. Importante è anche mantenere con loro dei rituali quotidiani come alzarsi, fare colazione, dedicarsi alle lezioni o allo studio, prendersi un po’ di tempo libero, farsi aiutare nelle piccole faccende domestiche, farli sentire utili e partecipi insomma. E rassicurarli che torneremo ad una vita quanto più possibile normale. Attenzione meritano anche le future mamme o le neomamme in quanto trovarsi in casa con un neonato, da sole, senza aiuti è una situazione difficile da gestire tanto quanto la paura di dover partorire proprio in quegli ospedali che tanto per adesso sentiamo essere colmi di pazienti positivi. Importante è quindi la presenza e il supporto del partner e sapere che i reparti di ginecologia e ostetricia si sono attrezzati benissimo per affrontare la situazione. Infine, gli anziani. Categoria presentata come la più a rischio da un punto di vista sanitario e quindi anche psicologico perché ancor più costretti all’isolamento. La cosa importante è comunque sapere che esistono dei numeri di ascolto e di supporto psicologico attivati a livello nazionale o regionale ai quali rivolgersi in casi di particolare necessità.


Le restrizioni sono state prorogate fino a maggio, secondo lei possiamo parlare di soglia massima di sopportazione?

"Io credo che questa situazione di emergenza ci ha messo finora  tutti a dura prova, ci ha condotti nostro malgrado a doverci reinventare la vita quotidiana. E se magari all’inizio pensavamo di approfittare di questo tempo a casa più o meno in solitudine  per assaporare la nostra vita come magari non facevamo da tempo poi invece ci siamo resi conto che in casa nostra stiamo stretti,  che la lontananza dagli affetti ci rende vuoti, che la mancanza di un abbraccio è diventata la cosa che più sentiamo, che il silenzio non ci piace. Non so se esiste una soglia massima di sopportazione ma di certo l’incertezza sull’evolversi della situazione ci fa sentire senza dubbio sospesi e confusi. Ma credo anche molto nella capacità di adattamento dell’essere umano, in quella che in termini psicologici si chiama resilienza: ossia la capacità di affrontare e superare le difficoltà della vita facendo in modo che qualcosa di limitante può diventare una risorsa. Adesso che ci siamo dentro ci risulta difficile vederci qualcosa di positivo ma quando inizieremo a piccoli passi a respirare ancora una volta la nostra vita vedremo che avremo imparato delle cose preziose che sono certa non sprecheremo".

Ansia e preoccupazioni, come affrontarle?

"Credo che non ci sia un modo univoco di affrontare ansia e preoccupazioni, a quello che ho già detto prima e che dirò dopo voglio aggiungere solo una cosa per rispondere a questa domanda: accogliamo le nostre emozioni, qualunque esse siano, conviviamoci e cerchiamo di trasformarle in risorse. Se ce ne sentiamo sopraffatti forse allora bisogna consultare qualcuno che possa aiutarci a gestire il nostro scompiglio psicologico.

Ha un consiglio da dare agli agrigentini?

"Credo che il timore principale per i siciliani da quando è iniziata l’emergenza Coronavirus sia stato legato da un lato la grande e incontrollata ondata di persone che hanno raggiunto l’isola e dall’altro la consapevolezza di quanto il sistema sanitario meridionale sia più fragile rispetto per esempio a quello del Nord. Ma nonostante queste lecite apprensioni abbiamo visto da un'elaborazione di dati Istat e Protezione civile del 10 aprile 2020 che Agrigento e altre provincie siciliane si trovano in fondo alla classifica rispetto alla diffusione del virus. E questo, in un certo senso, rincuora un po’. Quello che mi sento di dire è che bisogna considerare normale sentirsi tristi, angosciati, preoccupati, confusi, spaventati o arrabbiati in questo periodo. Ma voglio ancora una volta sottolineare quanto sia importante parlare con persone di fiducia, rivolgersi ad esperti che possano accogliere e aiutarci ad alleggerire le nostre angosce. Importante è anche consultare solo fonti affidabili per avere informazioni, non dedicare troppo tempo all’ascolto o alla lettura di notizie sull’epidemia. Ed infine data la necessità di stare a casa è importante mantenere uno stile di vita sano: mangiare in modo adeguato, rispettare la routine (l’orario del pranzo e della cena, lavarsi, vestirsi,etc), avere una regolarità del ritmo sonno-veglia, fare quanto possibile esercizio fisico e mantenere la socialità seppure a distanza. Infine, si potrebbe anche preparare una lista delle cose che si sono rimandate da tempo e provare a farle. Ma, voglio anche concludere dicendo di non preoccuparsi nel caso in cui ci si accorga di non avere in un dato momento voglia di fare nulla. Anche questo è assolutamente normale perché non esiste un modo giusto o sbagliato di reagire ad una situazione così atipica come quella che stiamo vivendo"

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