Domenica, 1 Agosto 2021
Cronaca

Favara ancora ostaggio dei rifiuti: sono 15 i giorni senza raccolta

La situazione rimane critica, anche se ieri erano ripartite le operazioni di rimozione dei cumuli da parte delle imprese: i lavoratori sono invece ancora in sciopero

In un'assolata domenica di luglio, con le bandiere italiane ai balconi in vista della finale degli Europei di calcio, Favara "festeggia" la sua seconda settimana senza la raccolta dei rifiuti. Sono infatti ormai 15 giorni che la spazzatura viene lasciata a marcire lungo le strade: tonnellate di pattume, sia differenziato che indifferenziato, che si accumulano dinnanzi alle porte delle abitazioni e lungo le strada, anche le più trafficate, sprigionando nell'aria un odore pestilenziale.

Un colpo durissimo per le attività ricettive e per l'immagine del paese, oltre che per i cittadini che si trovano a convivere per l'ennesima volta con una situazione tale da configurare, come certificato dall'Asp, una emergenza sanitaria. Un allarme per la salute pubblica che ha consentito nei giorni scorsi al sindaco di firmare un'ordinanza con la quale impone di fatto alle ditte che si occupano del servizio di igiene ambientale di avviare la raccolta senza utilizzare i netturbini che sono in astensione arbitraria per l'enorme mole di stipendi arretrati. Una firma che però non ha di fatto portato quasi nessun risultato tangibile per i cittadini, stante che prima le operazioni sono state fermate per protesta proprio dagli operatori ecologici, poi sono proseguite per alcune ore nella giornata di sabato salvo poi fermarsi del tutto oggi, domenica.

Così se domani il Comune dovrebbe essere nelle condizioni di versare un piccolo acconto rispetto ai quasi 2 milioni di euro oggi vantati dalle imprese, la situazione resta di fatto "congelata" in attesa o dell'arrivo di improbabili risorse straordinarie, o della fine dello sciopero che potrebbe avvenire o per volontà degli operatori o per intervento degli enti preposti, per quanto fino a pochi giorni fa la Prefettura aveva respinto al mittente l'ipotesi di precettare i lavoratori.

Insomma, la situazione non ha al momento effettivi margini di miglioramento, e il danno è per un'intera collettività: una beffa doppia per quel 30% di abitanti che paga la Tari.

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