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Giro di prostituzione nel centro storico, ex squillo sarà parte civile

Un'intera famiglia - padre, madre e figlio - davanti al gup: il procedimento stenta a decollare per le difficoltà nel raggiungere tutte le donne coinvolte nella vicenda e notificargli l'avviso dell'udienza

Alcune notifiche non sono andate a buon fine ma una delle ex prostitute - la donna dalle cui denunce è partita l'inchiesta - si presenta ed è intenzionata a costituirsi parte civile. 

L'udienza preliminare per i tre componenti della famiglia accusati di avere gestito alcune case di prostituzione nel centro storico della città, in particolare in via Saponara, intanto slitta al 6 luglio. Il pubblico ministero Elenia Manno, nei mesi scorsi, ha chiesto il rinvio a giudizio per Emanuele Pace, 68 anni, la moglie Pierina Miccichè, 63 anni e il loro figlio Vasilij Pace, 31 anni.

I difensori dei tre imputati - gli avvocati Emilio Dejoma e Giuseppe Lo Dico - potranno scegliere l'abbreviato o proporre il patteggiamento con il consenso del pm. In caso contrario sarà il gup Stefano Zammuto a decidere se disporre il rinvio a giudizio. Il procedimento, intanto, stenta a decollare per le difficoltà nell'individuare il domicilio delle donne, quasi tutte sudamericane, al centro del presunto giro di prostituzione - diverse non sarebbero neppure più presenti in Italia - e notificare l'avviso dell'udienza in modo di consentire loro di costituirsi parte civile.

L'indagine, che il 6 febbraio dell'anno scorso li ha fatti finire ai domiciliari, è scaturita dalle denunce di una prostituta e si è sviluppata grazie, soprattutto, alle numerose intercettazioni telefoniche dalle quali, secondo la procura, arriva la prova dell'attività di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Proprio la donna che ha denunciato i fatti è stata rintracciata e chiederà di costituirsi.

L'attività, peraltro, sarebbe stata molto florida con prenotazioni che venivano prese con largo anticipo dalle varie prostitute ed escort che temevano di restare fuori. Agli atti, in particolare, alcune intercettazioni dalle quali emergerebbe l’attività di sfruttamento che consisteva nel mettere a disposizione gli appartamenti e nell'organizzare le trasferte delle squillo.

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