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Sabato, 4 Febbraio 2023
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Case di appuntamento nel centro storico, squillo brasiliana in aula: "Agli imputati ho solo pagato l'affitto"

Sotto accusa un'intera famiglia che avrebbe gestito un giro di prostitute in alcuni appartamenti di loro proprietà: i clienti dicono di non conoscerli

"Mi limitavo a pagare l'affitto della casa, ovvero 35 euro al giorno, ma non ho mai dato soldi ai Pace". Una donna brasiliana conferma in aula che si prostituiva in un appartamento del centro storico di Agrigento ma nega di avere versato una parte degli incassi agli imputati. 

Sotto accusa, davanti ai giudici della seconda sezione penale, presieduta da Wilma Angela Mazzara, un'intera famiglia: Emanuele Pace, 68 anni, la moglie Pierina Miccichè, 63 anni e il loro figlio Vasilij Pace, 31 anni. I tre imputati - difesi dagli avvocati Emilio Dejoma e Giuseppe Lo Dico - sono accusati di avere gestito alcune case di appuntamento nel centro storico.

L'indagine è scaturita dalle denunce di una prostituta e si è sviluppata grazie, soprattutto, alle numerose intercettazioni telefoniche dalle quali, secondo gli inquirenti, arriverebbe la prova dell'attività di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. L'attività, peraltro, sarebbe stata molto florida con prenotazioni che venivano prese con largo anticipo dalle varie prostitute ed escort che temevano di restare fuori. 

La tesi degli imputati è che si sarebbero limitati a dare in affitto le camere senza avere consapevolezza, nè alcun guadagno, dell'attività che si svolgeva all'interno. Quattro clienti delle squillo, invece, hanno confermato di avere preso l'appuntamento con le prostitute ma di non avere mai avuto alcun rapporto con i Pace nè di averli mai conosciuti.

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