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Case di appuntamento nel centro storico gestite da intera famiglia: pm chiede tre rinvii a giudizio

La vicenda, dopo l'arresto dei coniugi e del loro figlio, approderà in aula per l'udienza preliminare

Nove mesi dopo l’ordinanza cautelare e i tre arresti, la Procura chiede il rinvio a giudizio per i tre componenti della famiglia accusati di avere gestito alcune case di prostituzione nel centro storico della città, in particolare in via Saponara. Il pubblico ministero Elenia Manno ha proposto di mandare a processo Emanuele Pace, 66 anni, la moglie Pierina Miccichè, 52 anni e il loro figlio Vasilij Pace, 30 anni.

L'udienza preliminare è in programma il 19 gennaio davanti al gup Stefano Zammuto. I difensori dei tre imputati - gli avvocati Emilio Dejoma e Giuseppe Lo Dico - potranno scegliere l'abbreviato o proporre il patteggiamento con il consenso del pm. In caso contrario sarà il gup a decidere se disporre il rinvio a giudizio. 

L'indagine, che il 6 febbraio li ha fatti finire ai domiciliari, è scaturita dalle denunce di una prostituta e si è sviluppata grazie, soprattutto, alle numerose intercettazioni telefoniche dalle quali, secondo gli inquirenti, arriva la prova dell'attività di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. L'attività, peraltro, sarebbe stata molto florida con prenotazioni che venivano prese con largo anticipo dalle varie prostitute ed escort che temevano di restare fuori. Agli atti, in particolare, alcune intercettazioni dalle quali emergerebbe l’attività di sfruttamento. 

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