Cronaca

"Gestivano giro di squillo nel centro storico", intera famiglia rinviata a giudizio

Il verdetto del giudice per l'udienza preliminare per i tre imputati dell'inchiesta "Saponara". Emanuele Pace, la moglie Pierina Miccichè e il loro figlio Vasilij Pace avrebbero trasformato alcuni appartamenti in vere e proprie case di appuntamento

(foto archivio)

Rinviati a giudizio con l'accusa di avere gestito alcune case di prostituzione nel centro storico della città, in particolare in via Saponara. Questo il verdetto del giudice per l'udienza preliminare Stefano Zammuto secondo cui le ipotesi di reato a carico di un'intera famiglia, finita nel febbraio dell'anno scorso agli arresti domiciliari, vanno approfondite in un dibattimento.

Vanno, quindi, a processo - come chiesto dal pubblico ministero Elenia Manno - Emanuele Pace, 68 anni, la moglie Pierina Miccichè, 63 anni e il loro figlio Vasilij Pace, 31 anni. I tre imputati - difesi dagli avvocati Emilio Dejoma e Giuseppe Lo Dico - saranno processati a partire dal 13 ottobre davanti ai giudici della seconda sezione penale presieduta da Wilma Angela Mazzara.

L'indagine è scaturita dalle denunce di una prostituta e si è sviluppata grazie, soprattutto, alle numerose intercettazioni telefoniche dalle quali, secondo gli inquirenti, arriva la prova dell'attività di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. L'attività, peraltro, sarebbe stata molto florida con prenotazioni che venivano prese con largo anticipo dalle varie prostitute ed escort che temevano di restare fuori.

Agli atti, in particolare, alcune intercettazioni dalle quali emergerebbe, secondo l'ipotesi della Procura, l’attività di sfruttamento. "Se vuoi - dice Emanuele Pace a una "ospite" dei suoi alloggi - ti mando le coordinate della mia postepay. Così dal 26 al 2 ti riservo il posto. Perchè tu capisci che intanto è agosto, poi il periodo troppo lontano. Eh sai – è scritto sempre in un’intercettazione agli atti - quante telefonate io ricevo regolarmente".

L'udienza preliminare ha subito dei rallentamenti perchè le prostitute, quasi tutte di nazionalità sudamericana, sono indicate come "parti offese". Di conseguenza dovevano essere tutte rintracciate per la consegna dell'avviso del procedimento.

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