Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Procuratore capo di Roma, il Consiglio di Stato: nomina Prestipino Giarritta illegittima

Confermata la sentenza del Tar Lazio su ricorso del giudice Marcello Viola che è originario dell'agrigentino

Marcello Viola

La nomina di Michele Prestipino Giarritta, quale procuratore della Repubblica del tribunale di Roma, è illegittima. Il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza del Tar Lazio su ricorso del giudice Marcello Viola. 

Il Tar Lazio - presidente Savo Amodio Antonino, relatore Ivo Correale - aveva accolto il ricorso del giudice Viola, rilevando come dalla documentazione relativa all’indagine di Perugia fosse emersa la qualità di parte offesa di Viola  rispetto alle “macchinazioni o aspirazioni di altri” e connesse al cosiddetto “Palamara-Gate”. Il Tar aveva, anche, rilevato come la decisione del Csm - di non formulare alcuna proposta volta al conferimento al Viola dell’incarico di procuratore di Roma - fosse immotivata “in assenza di elementi oggettivamente riscontrabili a suo carico” e si ponesse in contrasto con la precedente  proposta formulata prima dell’avvio dell’indagine di Perugia.

Sia il Csm che Prestipino Giarritta hanno proposto appello avverso la sentenza, chiedendone la sospensione ed evidenziando come la stessa avrebbe cagionato un grave danno all’amministrazione della giustizia e avrebbe inciso sulla continuità nell’espletamento delle funzioni di  procuratore della Repubblica di Roma. Viola, difeso dagli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, si è costituito innanzi al Consiglio di Stato chiedendo il rigetto dell’appello e reiterando taluni motivi di ricorso non esaminati dalla sentenza del Tar Lazio.

La quinta sezione del Consiglio di Stato - presidente Giuseppe Severini, relatore Valerio Perotti - condividendo le tesi degli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, ha rigettato gli appelli proposti dal Csm e dal magistrato Prestipino Giarritta, confermando la sentenza del Tar Lazio. Il giudice amministrativo, in particolare, ha ribadito che la scelta del Csm - di non formulare alcuna proposta volta al conferimento a Viola dell’incarico di procuratore di Roma -  fosse immotivata e che nessun rilievo potesse riconoscersi al fatto che la composizione dell’organo fosse nelle more parzialmente mutato. E' stato rilevato nella sentenza che “il Consiglio superiore della magistratura non è organo politico, ma di alta amministrazione di rilievo costituzionale... Le ragioni della revoca non potevano dunque ravvisarsi implicite ed esaustive né nel fatto della intervenuta sostituzione delle persone di alcuni commissari, né nel mero mutamento di preferenza al riguardo da parte di un altro rimasto”. Inoltre, il Consiglio di Stato ha rilevato come il Csm abbia errato nel ritenere prevalente il profilo di Prestipino Giarritta nonostante lo stesso avesse svolto solo funzioni semidirettive (quale procuratore aggiunto nelle Procure di Reggio Calabria e di Roma) a fronte delle - più rilevanti - funzioni direttive svolte da Viola (che è stato procuratore della Repubblica a Trapani ed è attualmente procuratore generale presso la Corte d’Appello di Firenze).

La sentenza del Consiglio di Stato sostiene che la delibera del Csm è caratterizzata da “manifesta irragionevolezza, laddove da un lato valorizzano le funzioni di aggiunto svolte per appena poco più di tre mesi dal dott. Prestipino Giarritta”, ma non prende in adeguata considerazione lo svolgimento, da parte del dott. Viola “per ben tre anni, della funzione direttiva di secondo grado di Procuratore Generale presso una delle principali Corti d’appello italiane (Corte d’appello di Firenze)”

Per effetto della sentenza del Consiglio di Stato, dunque, il Csm dovrà nuovamente procedere alla nomina del procuratore della Repubblica di Roma, conformandosi ai numerosi e stringenti  principi di diritto affermati dal giudice amministrativo.

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