Giovedì, 17 Giugno 2021
Cronaca

Sodano a processo per mafia, il legale di parte civile: “Ecco cosa ha detto il pentito Di Gati”

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AgrigentoNotizie

 Il PG Fici oggi ha ricostruito attraverso le dichiarazioni di Di Gati, 2 filoni al centro del capo d'imputazione di Sodano, i primi due sotto capi
d'imputazione che riguardano il sostegno elettorale chiesto da Sodano a Cosa Nostra per sconfiggere Giuseppe Arnone nel 1993, nonché il sostegno successivo con riferimento alle elezioni vinte da Sodano nel 97 (rieletto sindaco) e nel 2001 (elezione al Senato), ed ancora la vicenda dell'appalto del depuratore del Villaggio Peruzzo.

Iniziamo da quest'ultima vicenda, nell'ambito della quale il PG Fici ha fatto ricostruire al Di Gati la caratura e lo spessore mafioso
dell'imprenditore Vincenzo Costanza, che doveva realizzare il depuratore. Di Gati ha ricostruito che Legambiente, nella persona di Giuseppe Arnone, aveva ottenuto il blocco del depuratore con conseguente blocco dei pagamenti dell'appalto, ai quali formalmente era interessato Costanza e concretamente i capi mafia Antonio Fanara e Salvatore Fragapane.

Di Gati ha ricostruito, citando anche altri riscontri (un viaggio con Costanza in provincia di Catania ove era latitante il boss Fanara e  "*la
messa a posto*" di un appalto in provincia di Trapani), lo strettissimo rapporto che legava Costanza al suo compaesano boss di Joppolo Cacciatore
Luigino, e per l'appunto a Fanara e Fragapane. E ha pure narrato che i capi della mafia si attivarono attraverso il boss Arturo Messina, per contattare Giuseppe Arnone al fine di ottenere la ripresa dell'appalto del depuratore e il pagamento delle somme bloccate. Di Gati ha specificato di non sapere se il boss Messina riuscirà a contattare Arnone e se poi i mafiosi ottennero i soldi dell'appalto. *Ormai  storia che Arnone riuscirà a bloccare definitivamente l'appalto, a non fare realizzare l'opera, e a non far pervenire ai mafiosi i miliardi di lire di quel finanziamento.*

 

Di Gati ha anche ricostruito le ragioni dell'impegno della mafia per determinare la sconfitta di Arnone - le elezioni finirono 50,7% contro
49,3% - e la vittoria di Sodano. In particolare Di Gati ha ricostruito una riunione nelle campagne di Casteltermini ove il capo provinciale
dell'epoca, Salvatore Fragapane, era latitante. In quella riunione Fragapane era furioso perchè era prevedibile l'elezione di Arnone e
sosteneva che "*si vinci chistu Arnone un putemu cchiù mettiri i manu  al Comune di Agrigento, nei travagli e nell'appalti*".
Arturo Messina venne a riferire a Fragapane che Sodano era andato a chiedergli il sostegno elettorale di Cosa Nostra per battere Arnone e a
mettersi a disposizione per il futuro.

Da queste due circostanze è scaturito il grande impegno di Cosa Nostra  di Agrigento per favorire l'elezione di Sodano. Di Gati ha fatto esplicito
riferimento all'elettorato di Villaseta controllato e condizionato da Arturo Messina e dalla cosca di Agrigento. Il pentito ha pure ricostruito
un incontro avvenuto innanzi ai suoi occhi tra Sodano e Arturo Messina presso l'impianto di Calcestruzzi di Messina a Villaseta. Su questo punto
si  è registrata una incertezza in ordine alla collocazione temporale dell'incontro, se prima o dopo le elezioni comunali del 93.

Espressamente poi Di Gati ha narrato di avere autorizzato personalmente, quale capo della mafia della provincia, il sostegno elettorale a Sodano nel 2001 quando era candidato e poi eletto al Senato della Repubblica. Di Gati ha ricostruito che vennero a trovarlo nel luogo ove era latitante, Stefano Fragapane e Michele Messina, quest'ultimo fratello di Arturo, per chiedergli di autorizzare in tutto il collegio elettorale, Cosa Nostra a votare e ad impegnarsi per Sodano. In quell'occasione i due, Fragapane e Michele Messina, spiegarono che
Sodano "si era comportato bene con la mafia da Sindaco" e adesso da Senatore sarebbe stato uno su cui potere contare, addirittura uno cui, al
bisogno, si poteva andare a "tuppiari" a casa anche di notte.* Alle 15,20 il Presidente Antonio Napoli ha ritenuto che non si potesse
completare neanche l'esame del PG Fici in data odierna, per cui ha rinviato al 30 giugno al fine di completare l'interrogatorio di Di Gati da parte del
PG Fici, della parte civile Arnone, dei difensori di Sodano. Giuseppe Arnone è difeso quale parte civile dall'avvocatessa Daniela
Principato, e l'imputato Calogero Sodano dagli avvocati Nino Mormino e Salvatore Pennica
 

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