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Venerdì, 20 Maggio 2022
Il processo

Caso "Open Arms" e processo a Salvini, l'ex prefetto Caputo: "Generico allarme per infiltrazioni terroristiche"

All'udienza svoltasi nell'aula bunker dell'Ucciardone ha deposto anche l'ex direttore sanitario dell'ospedale di Licata, Vincenzo Asaro: " I profughi erano in gravi condizioni". La psicologa Cristina Camilleri: "Terrorizzati dal rischio di tornare in Libia"

"Il procuratore di Agrigento dell'epoca mi manifestó una preoccupazione per eventuali infiltrazioni terroristiche tra i profughi giunti sulle coste siciliane, ma non era specificamente riferita ai migranti soccorsi dalla Open Arms, piuttosto era un allarme generico". Lo ha detto l'ex prefetto di Agrigento, Dario Caputo, al processo per sequestro di persona e rifiuto di atti di ufficio a carico del leader della Lega ed ex ministro dell'Interno Matteo Salvini che è accusato di aver rifiutato illegittimamente lo sbarco a Lampedusa ai profughi soccorsi nell'agosto del 2019 alla nave della ong catalana Open Arms. 

Il senatore, con l'avvocato Giulia Bongiorno, è stato presente nell'aula bunker del carcere Ucciardone. 

Caso "Open Arms", nuova udienza nel processo a carico di Salvini: sul banco dei testimoni anche ex prefetto e questore

Depone medico: "Gravi le condizioni dei profughi"

"Erano in condizioni di salute mediocri e il protrarsi della loro permanenza a bordo della Open Arms rappresentava un fattore di rischio elevato del peggioramento della salute psicofisica dei migranti, nel senso di un aggravamento di malattie presenti o dell'insorgenza di nuove". Così l'ex direttore sanitario dell'ospedale di Licata, Vincenzo Asaro, descrive lo stato in cui trovò i migranti soccorsi nel Canale di Sicilia dalla nave della ong spagnola Open Arms ad agosto del 2019. Asaro, che depone al processo, fece un controllo a bordo dell'imbarcazione su ordine della Procura di Agrigento. "Le condizioni dei migranti - ha aggiunto - rappresentavano un rischio per l'incolumità degli stessi e del personale di navigazione". Il teste ha anche descritto lo stato generali della nave. "Li trovammo sul ponte, erano più di un centinaio - ha detto - le donne erano al centro. Si riparavano sotto una tettoia. C'erano due bagni alla turca piccoli e una cambusa, i migranti dormivano sdraiati sul ponte non c'erano alternative. Non avevano saponi o detergenti e usavano l'acqua di mare che veniva desalinizzata. Quando facemmo il sopralluogo c'era una catasta di rifiuti". Il medico non fece accertamenti sanitari sui singoli profughi, ma parlando con il dottore di bordo seppe che a molti erano state riscontrate affezioni cutanee, probabilmente scabbia, infezioni alle vie urinarie, dolori addominali, vomito. Diversi profughi avrebbero poi mostrato al medico ferite e lesioni. "Erano in condizioni molto precarie - ha spiegato - è verosimile che non avessero neppure modo di cambiarsi gli indumenti intimi. Cercavamo di avvicinarsi a me per raccontarmi i loro problemi di salute". "Stiamo parlando di persone in condizioni di grave disagio - ha concluso - .Provammo un sentimento di grande tristezza vedendoli. Erano in una condizione di mancanza di tutto". Il medico ha raccontato che "sulla nave c'era una piccola infermeria inadeguata ad accogliere cento persone che potevano avere di tutto". Rispondendo ale domande della difesa di Salvini il teste ha spiegato che la sua permanenza a bordo e i suoi accertamenti durarono più o meno 100 minuti. "Feci una valutazione complessiva, non visitai nessuno dei migranti". I" bagni - ha poi precisato - non erano sporchi". "Quel che preoccupava, visto che sulla nave c'erano donne e uomini forti -ha detto - non era tanto lo stato fisico dei profughi, ma quello psichico.  Se avessero dovuto proseguire per la Spagna le condizioni a bordo sarebbero state drammatiche".

Psicologa: "Migranti terrorizzati dal ritorno in Libia"

"Per le esperienze che avevano avuto durante il viaggio avevano sviluppato il terrore di essere riportati in Libia. La Libia rappresentava la morte e per questo in diversi si erano buttati in mare, perchè per loro, che non avevano alcuna fiducia nelle rassicurazioni dell'equipaggio, gettarsi in mare significava riuscire ad arrivare a Lampedusa e salvarsi". Così Cristina Camilleri, la psicologa responsabile del dipartimento Salute mentale di Agrigento, ha descritto lo stato in cui trovò i migranti soccorsi nel canale di Sicilia dalla nave della ong spagnola Open Arms. "Specie il gruppo degli uomini - ha raccontato - aveva deciso di non tornare in Libia . Per loro buttarsi era l'unica possibilità". La pm Giorgia Righi ha chiesto alla teste come i profughi avrebbero eventualmente vissuto la decisione di proseguire il viaggio per la Spagna e non fermarsi sull'isola delle Pelagie. "La situazione era di urgenza - ha spiegato - e si doveva
evitare che l'urgenza si trasformasse in emergenza". Camilleri ha anche raccontato in particolare di due donne incontrate a bordo della nave. Una era la sorella di uno dei profughi che si erano buttati in acqua. "Aveva avuto una reazione grave- ha raccontato - tanto che era stata curata con tranquillanti. I compagni di viaggio avevano interpretato il suo comportamento secondo i loro parametri culturali: l'avevano ritenuta posseduta da forze demoniache e le avevano fatto rituali con danze per liberarla . Dai compagni di viaggio era ritenuta una presenza negativa". "Un'altra donna - ha aggiunto - era in stato catatonico, non mangiava, non rispondeva". La teste ha riferito che diversi profughi le raccontarono di aver subito torture e violenze sessuali. 

Capitano: "Mai minacciati da migranti a bordo"

"Non ci siamo mai sentiti minacciati dai profughi a bordo. Gli unici momenti di tensione sono stati determinati da azioni compiute dai profughi per la disperazione: come quando alcuni si buttarono in mare per cercare di raggiungere a nuoto Lampedusa".  Lo ha detto, deponendo al processo a carico dell'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini, Marc Reig Creus capitano della nave Open Arms. Il capitano, che compie missioni di soccorso dei profughi dal
2017, sta ricostruendo ai giudici del tribunale di Palermo i particolari di tre interventi di salvataggio in mare compiuti tra l'1 agosto e il 9 agosto del 2019 in acque sar libiche e maltesi. I tre gruppi di migranti, aiutati in tre distinti momenti, vennero presi poi a bordo della Open Arms che rimase in attesa dell'indicazione del porto sicuro fino al 20 agosto davanti all'isola di Lampedusa. In tutti gli interventi i profughi sarebbero stati in condizioni di difficoltà. Secondo la testimonianza del capitano Malta non avrebbe mai indicato il cosiddetto porto sicuro, la possibilità, cioè, di attracco sulle sue coste.

(fonte: ANSA).

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