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Lunedì, 27 Maggio 2024
Cronaca

Processo a giornalista per diffamazione, Ciminnisi: “L’ex pentito Calcara dovrebbe raccontate come stanno certe cose”

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AgrigentoNotizie

“Sono parole del magistrato Massimo Russo, pronunciate nel corso processo che si celebra presso il tribunale di Agrigento, che vede imputato Gian Joseph Morici, querelato dall’ex pentito Vincenzo Calcara per diffamazione a mezzo stampa” – afferma Giuseppe Ciminnisi, coordinatore nazionale dei familiari di vittime innocenti di mafia, dell’associazione “I Cittadini contro le mafie e la corruzione”.

“Morici, querelato da Calcara per averlo definito un falso pentito, aveva presentato una lunga lista testi citando in sua difesa magistrati e collaboratori di giustizia.

All’udienza del 17 febbraio sono  stati escussi Massimo Russo, attualmente magistrato in servizio presso il tribunale per i minorenni di Palermo, e i collabori Vincenzo Sinacori e Francesco Milazzo.

Russo, esperto conoscitore della mafia trapanese, con un passato di sostituto procuratore accanto al giudice Paolo Borsellino, e con una lunga esperienza alla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, è stato tranciante nell’esprimere il proprio giudizio sull’ex pentito, ricordando come questi non fosse mai stato un uomo d’onore e come le sue dichiarazioni da collaboratore di giustizia non erano farina del suo sacco, mentre sarebbe interessante sapere chi metteva quella farina.

Secondo quanto esposto dal magistrato – prosegue Ciminnisi -, sarebbe necessario partire con il far chiarezza sul periodo in cui Calcara cominciò a collaborare con la giustizia, per capire quale fu il prologo delle stragi del ’92, in particolare quella di via D’Amelio nella quale persero la vita il giudice Borsellino e i componenti della sua scorta.

Calcara, infatti, iniziò a collaborare nel novembre del ’91, e pur dichiarandosi uomo d’onore riservato di Francesco Messina Denaro, non fece mai il nome del figlio, l’attuale boss latitante Matteo Messina Denaro, che durante quel periodo organizzava le stragi.

Parole durissime quelle rivolte dal Dott. Russo nei riguardi dell’ex pentito, rispetto le cui dichiarazioni ha evidenziato come provenissero da altre fonti e non da sua diretta conoscenza.

È la seconda volta – prosegue Ciminnisi - che un magistrato ritiene che Calcara fu strumento di altri, allontanando gli inquirenti dalla ricerca della verità.

Già Gabriele Paci, attuale procuratore di Trapani, nel corso del processo di Caltanissetta, che vedeva imputato Matteo Messina Denaro per le stragi del ’92, aveva definito Calcara un “inquinatore di pozzi” e pentito eterodiretto.

Anche sulla vicenda del presunto “uomo d’onore riservato”, l’ex pentito è stato smentito dai collaboratori di giustizia Sinacori e Milazzo, che nel corso del video collegamento da località segreta, hanno ricordato come all’epoca della presunta affiliazione di Calcara a “Cosa nostra”, nel 1979, non esistesse la figura di un “uomo d’onore riservato”.

Tale figura nacque dopo l’inizio delle collaborazioni dei veri mafiosi, intorno alla metà degli anni ’80, per proteggere l’organizzazione criminale da pentimenti che avrebbero finito con il coinvolgere l’intera consorteria mafiosa.

Da familiare di vittima innocente di mafia, e in nome degli altri familiari che rappresento nell’associazione – conclude Giuseppe Ciminnisi - chiedo che venga fatta piena luce su questa vicenda, così come si sta facendo a Caltanissetta con il falso pentito Vincenzo Scarantino, autore di un depistaggio per il quale sono attualmente a processo appartenenti alle forze dell’ordine.

Chi “imbeccò” Calcara, facendo sì che si distogliesse l’attenzione dai Messina Denaro che si apprestavano a massacrare i giudici Falcone e Borsellino?

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