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Giovedì, 19 Maggio 2022
Cronaca Racalmuto

Il primario e le accuse di violenze sessuali, Adile non risponde al giudice

Dopo il rinvio della prima udienza il medico si è avvalso della facoltà di non rispondere. A incastrare il 65enne dirigente di Uroginecologia di Villa Sofia una registrazione fatta dalla paziente tunisina di cui avrebbe abusato

Biagio Adile si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia. Non ha voluto sottoporsi alle domande del gip Maria Cristina Sala il ginecologo palermitano, primario di Uroginecologia dalla direzione di Villa Sofia dopo l'arresto e le accuse di violenze sessuali nei confronti di una tunisina di 28 anni. La donna sarebbe stata costretta a ricambiare con favori sessuali le attenzioni del medico che era riuscito a trovare la terapia contro il suo problema.

La prima udienza in cui Adile, ai domiciliari dallo scorso giovedì, avrebbe potuto rispondere al gip è stata rinviata perché non sarebbe stata agli atti la registrazione con la quale la tunisina ha incastrato il primario. In quel file audio, analizzato da un perito e consegnato alla magistratura, ci sarebbero le conferme alle accuse mosse dalla donna e che si sarebbero consumate tra il reparto di Villa Sofia e lo studio privato del dottore. Sarebbero due gli episodi incriminati e dopo il secondo la donna è andata a denunciare tutto accompagnata da un avvocato.

La denuncia: "Si è abbassato i jeans, poi mi ha preso per la nuca..."

Gli avvocati dello specialista, Antonino Agnello e Andrea Treppiedi, hanno già annunciato che presenteranno ricorso al tribunale del Riesame contro la misura cautelare degli arresti domiciliari firmata dal gip dopo le indagini degli investigatori della sezione di polizia giudiziaria presso il tribunale dei Minori, coordinate dal sostituto procuratore Giorgia Righi e dall'aggiunto Ennio Petrigni.

Sulla vicenda si sono espressi anche gli attivisti del Coordinamento antiviolenza 21 luglio: “E’ un episodio particolarmente grave perché autore della violenza sarebbe il primario dell'ospedale Villa Sofia di Palermo cui la giovane, affetta da una seria patologia, si era rivolta nella speranza di poter guarire. Aveva infatti lasciato la Tunisia ed era arrivata nel nostro paese proprio per trovare rimedi più efficaci, in uno stato quindi di necessità".

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