"Sorpreso a spacciare mentre è ai domiciliari", condannato 33enne

Un anno di reclusione a Gianluca Infantino, arrestato la scorsa estate: polemica per la trattazione dell'udienza nonostante il regime speciale

Gianluca Infantino

Un anno di reclusione al trentatreenne Gianluca Infantino, arrestato il 10 luglio per l'ennesima volta dopo essere stato sorpreso con cinque grammi di hashish, divisi in dosi, nonostante fosse agli arresti domiciliari.

La sentenza è stata emessa dal giudice monocratico Alfonso Pinto questa mattina. L'udienza si è celebrata, nonostante l'emergenza legata al Coronavirus e la decisione del governo di fare slittare la quasi totalità dell'attività giudiziaria. Una decisione che ha suscitato la polemica del difensore di Infantino, l'avvocato Gero Lo Giudice, che aveva presentato un'istanza di rinvio per legittimo impedimento legata "alla mancanza di condizioni ambientali dovute alla pandemia". 

Alla richiesta non è arrivato un riscontro e, peraltro, per un intoppo non è stato neppure allertato il vice procuratore onorario di turno. Per questo è stata chiamata la pm di turno in Procura, Elenia Manno, che aveva concluso la requisitoria chiedendo la condanna a sei mesi di reclusione. 

“Abbiamo ricevuto una telefonata anomima che ci avvisava del fatto che Gianluca Infantino, nonostante fosse agli arresti domiciliari, spacciava e nella sua abitazione c’era della droga. Siamo andati a fare una perquisizione e, effetti, la segnalazione era fondata”. I due poliziotti che hanno preso parte all’operazione avevano raccontato così, in aula, i dettagli che hanno portato all’arresto.

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Infantino, detenuto nella sua abitazione del centro storico per l’accusa di tentato furto e violazione della sorveglianza speciale, era stato sorpreso dai poliziotti, con cinque dosi di hashish, di circa un grammo ciascuno, pronte per essere spacciate – sostiene l’accusa – nonostante, peraltro, fosse ai domiciliari. 

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