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Coronavirus, fondi per la povertà: il futuro non è ancora chiaro

Bisognerà capire operativamente chi potrà ricevere le somme e per cosa dovranno essere spese

I fondi sono in arrivo, ma come potranno essere spesi, e, soprattutto, per quanto tempo dureranno? L'interrogativo, legittimo, riguarda le risorse stanziate dal Governo nazionale e destinate a sostenere le famiglie in condizioni di povertà.

Sì perché il decreto, firmato solo un paio di giorni fa, individua al momento praticamente solo delle macroaree. I Comuni potranno usare i soldi in due modi: o attraverso dei buoni spesa per l’acquisto di generi alimentari presso una serie di esercizi commerciali contenuti in un elenco pubblicato da ogni amministrazione, oppure per comprare direttamente generi alimentari i prodotti di prima necessità. La determinazione del valore dei buoni spesa è ancora in corso tra i tecnici dell’Anci la definizione dei criteri che dovranno poi definire sia l’importo sia la quantità assegnabile ad ogni nucleo familiare. I pacchi spesa potranno essere distribuiti dai volontari delle associazioni del terzo settore, ma solo per quelle che possiedono determinate caratteristiche. E poi, a chi dovrebbero andare questi buoni spesa o pacchi di prodotti alimentari? Il decreto dice “ai nuclei familiari più esposti agli effetti economici” e tra quelli “in stato di bisogno”, per soddisfare “le necessità più urgenti”, scegliendo tra coloro che non ricevono "un sostegno pubblico": dunque prima chi non riceve già il reddito di cittadinanza o altri aiuti come il reddito d’inclusione.

Coronavirus, primi fondi per fronteggiare la povertà: l'elenco Comune per Comune

“Questo è forse l’aspetto più complesso – spiega l'assessore alla Solidarietà sociale Gerlando Riolo – perché è evidente che sia il Comune che le associazioni hanno, in larga parte, dei nominativi che corrispondono a soggetti che sono già beneficiari di contributi pubblici. Come riscontrare le situazioni di ‘nuova povertà’, e, soprattutto, come verificare che queste siano effettive condizioni di disagio? Siamo già al lavoro per valutare anche questo aspetto, in modo da individuare un criterio oggettivo generale che individui le situazioni di vero bisogno, anche e soprattutto quello temporaneo connesso alla crisi derivante dalle misure anti-Covid. Certamente – conclude – ci aspettiamo ben altri provvedimenti da parte del Governo: questa non può che essere una misura tampone, anche perché con quelle risorse, se andrà bene, riusciremo a tirare avanti un mese".

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