Cronaca

"Picchia e violenta la cognata dopo averla trascinata sul letto", chiesta condanna per 47enne

Il pm propone 2 anni di reclusione per l'empedoclino L. N., l'accusa di lesioni ai danni della donna è prescritta. La difesa: "Quadro accusatorio insussistente, provati buoni rapporti anche dopo l'episodio"

(foto archivio)

"L'ipotesi accusatoria ha trovato pieno riscontro dal dibattimento. La difesa dell'imputato, secondo cui è stata la donna a cercarlo quel giorno e non c'è stata alcuna violenza, non può essere ritenuta credibile anche alla luce del referto medico dell'ospedale che ha documentato dei lividi".

Il pubblico ministero Elenia Manno ha chiesto la condanna a 2 anni del pregiudicato empedoclino L.N., 47 anni, accusato di violenza sessuale ai danni della cognata che avrebbe trascinato sul letto e preso a botte per abusarne. Il processo, che scaturisce da un episodio avvenuto 14 anni fa, è arrivato alle battute conclusive davanti ai giudici della prima sezione penale presieduta da Alfonso Malato.

L’empedoclino, difeso dall’avvocato Luigi Troja, doveva rispondere pure di lesioni aggravate ma il reato è caduto in prescrizione già durante l'udienza preliminare. L’episodio al centro della vicenda è avvenuto a Porto Empedocle il 30 giugno del 2007. Il 47enne avrebbe picchiato la cognata e l’avrebbe trascinata con violenza fino alla camera da letto riuscendo a palpeggiarla più volte sulle parti intime con la finalità, probabilmente, di consumare un rapporto sessuale completo.

La ragazza, che all’epoca dei fatti non aveva neppure compiuto 19 anni, ebbe la prontezza di reagire ed evitare il peggio. La giovane donna, infatti, riuscì a divincolarsi – secondo la ricostruzione dell’episodio contenuta negli atti dell’inchiesta – scalciando e colpendolo alla testa con il cellulare. Nei confronti dell’empedoclino veniva contestato anche il reato di lesioni aggravate perché, per trascinare la cognata verso il letto e abusarne, le avrebbe provocato delle ecchimosi al braccio e alla spalla anche perché la donna sarebbe stata scaraventata con violenza contro il letto. I giorni di prognosi messi a referto dai medici dell’ospedale San Giovanni di Dio furono cinque. Subito dopo essere fuggita, la donna denunciò tutto alla polizia. 

"La versione dei fatti è pienamente riscontrata - ha aggiunto il pm Elenia Manno -, non è credibile che sia stata la donna a cercare l'imputato quella sera e che non ci sia stata alcuna violenza".

La difesa ha replicato chiedendo l'assoluzione. "Si tratta di un episodio che, nel profondo degrado sociale in cui matura - ha detto l'avvocato Troja - trova una completa giustificazione. Non c'è stata alcuna violenza, tanto che, come ricostruito dalla presunta vittima in aula, un anno dopo i fatti e la denuncia, l'imputato l'ha accompagnata a Lercara con la sua auto e i rapporti sono rimasti buoni". 

Il 28 giugno, dopo le eventuali repliche, sarà emessa la sentenza.

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