Venerdì, 19 Luglio 2024
Tribunale / Porto Empedocle

Rissa e tentato omicidio a sprangate in testa: chieste 4 condanne

L'inchiesta, in un primo momento, ipotizzava la sola accusa di rissa a carico di due coppie di fratelli: i due feriti riportarono un grave trauma cranico, uno dei quali con emorragia cerebrale. Proposte pene (ridotte di un terzo per il rito abbreviato) fino a 8 anni di carcere

Quattro condanne fino a 8 anni di carcere per una maxi rissa, per motivi mai del tutto chiariti, scoppiata fra due coppie di fratelli sulle rampe delle scale della palazzina dove abitavano nel "quartiere degli indiani" di Porto Empedocle, ovvero nei pressi della strada statale 115 nord dove si trova la cementeria.

Sono state chieste dal pubblico ministero Paola Vetro nei confronti degli imputati. Tre anni sono stati proposti per Salvatore Racinello, 29 anni; 3 anni e 4 mesi per Marco Davide Racinello, 27 anni; 6 anni per Bruno Pagliaro, 32 anni e 8 anni e 4 mesi per il fratello Cristian. Tutte le richieste, peraltro, sono ridotte di un terzo per effetto del giudizio abbreviato.

L'episodio al centro del processo, per il quale per poco non ci scapparono due morti, risale al 13 marzo dell'anno scorso. I fratelli Racinello, secondo la ricostruzione dei fatti, in un primo momento avrebbero aggredito Cristian Pagliaro per un banale contrasto non del tutto messo a fuoco. Il fratello Bruno sarebbe arrivato in un secondo momento con due spranghe di metallo. I due Racinello, evidentemente sprovvisti di armi, hanno avuto la peggio e sono stati selvaggiamente picchiati e colpiti alla testa. Entrambi hanno riportato un trauma cranico: Marco Davide rischiò di morire per un'emorragia cerebrale. 

Gli imputati sono vecchie conoscenze degli inquirenti per varie vicende. Bruno Pagliaro, nel 2012, è stato arrestato nell'ambito dell'operazione antimafia "Nuova Cupola" e in seguito è stato accusato di avere fatto parte di un traffico di droga sgominato con l'inchiesta "Hardom": in entrambi i casi è stato assolto. Il gip, per questi fatti, lo aveva posto da subito agli arresti domiciliari con l'applicazione del braccialetto elettronico. 

Gli accertamenti successivi, eseguiti dai carabinieri, hanno portato a ipotizzare che, colpendo alla testa i due rivali con una spranga, i fratelli Pagliaro volessero ucciderli. La circostanza ha portato la procura ha chiedere un'ordinanza cautelare che è stata accolta dal gip che ha disposto l'arresto. Il trentaseienne ha provato a giustificarsi, in occasione dell'interrogatorio, tentando di allontanare ogni responsabilità dal fratello Bruno e dicendo di essersi limitato a difendersi senza avere usato alcuna spranga.

I difensori (gli avvocati Luigi Troja, Vincenza Gaziano e Teres'Alba Raguccia) illustreranno le loro arringhe il 27 giugno. Il gup Stefano Zammuto, a seguire, potrebbe emettere la sentenza. 

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