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Cronaca Porto Empedocle

Agguato a pistolettate al porto, la moglie dell'imputato: "Non mi disse nulla"

Rosina Vasile Cozzo, sorella della vittima, rivela che i rapporti col fratello erano tesi e che era sospettato dell'incendio di un furgone

"I rapporti con mio fratello Libertino erano molto tesi, sospettavamo che ci avesse bruciato un furgone ma non abbiamo mai avuto elementi certi. Se ha sparato a mio marito? Non lo so, nessuno dei due mi disse mai nulla anche se i sospetti erano tanti".

Rosina Vasile Cozzo - sorella di Libertino, 46 anni, ferito nell'agguato e moglie dell'imputato Giovanni Tuttolomondo, 52 anni - racconta in aula i rapporti familiari in cui si inquadrerebbe l'agguato ai danni del noto pregiudicato di Porto Empedocle.

Il processo è in corso davanti ai giudici della prima sezione penale presieduta da Alfonso Malato. Tuttolomondo è accusato di avere sparato otto colpi di pistola per uccidere il cognato col quale erano sorti contrasti di natura passionale. La vittima restò ferito alle gambe. 

Ad agire sarebbero stati in due ma il secondo killer non è stato mai individuato. I video hanno immortalato le immagini che precedono la sparatoria con la vittima accerchiata da due killer a bordo di una moto e di un'auto. Tuttolomondo sarebbe stato il killer in sella al mezzo a due ruote.  

La vittima riuscì a nascondersi sotto un furgone salvandosi. Rosina Vasile Cozzo, rispondendo al pm Cecilia Baravelli, ai difensore dell'imputato Salvatore Pennica e Francesco Mirabile e al legale di parte civile Raimondo Tripodo, ha spiegato di non avere mai saputo cosa fosse successo quella notte. 

"Nè mio fratello nè mio marito mi dissero mai cosa successe". Il pm le contesta il contenuto di un'intercettazione nella quale la donna fa riferimento a delle pistole. La donna smentisce di avere raccolto confidenze da parte del marito e precisa: "Sono commenti successivi a dei colloqui con il mio difensore". 

L’agguato è scattato nella notte fra il 4 e il 5 aprile del 2013 sulla banchina del porto empedoclino dove Vasile Cozzo aveva un magazzino adibito al deposito del pesce. "Qualche ora dopo la sparatoria, all'alba - ha aggiunto la sorella della vittima e moglie dell'imputato -, la polizia è venuta ad arrestare mio marito. Nè prima nè dopo mi disse mai nulla".  

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