Cronaca Porto Empedocle

L'agguato in macelleria per vendicare pestaggio, l'inchiesta approda al riesame

La difesa del fornaio Vincenzo Filippazzo, 46 anni, insiste e ribadisce che non si è trattato di un tentativo di omicidio ma, al massimo, di una minaccia dettata dalla rabbia

La difesa insiste e ribadisce che non si è trattato di un tentativo di omicidio ma, al massimo, di una minaccia dettata dalla rabbia per essere stato brutalmente picchiato.

L'inchiesta sull'agguato in macelleria del 15 giugno in via Garibaldi, a Porto Empedocle, approda al tribunale del riesame dove, il 3 luglio, i difensori, gli avvocati Luigi Troja e Salvatore Pennica, chiederanno l'annullamento del provvedimento restrittivo nei confronti del fornaio Vincenzo Filippazzo, 46 anni, finito in carcere con l'accusa di avere cercato di uccidere uno dei titolari della macelleria dove era andato per cercare i due uomini - fratello e padre della presunta vittima - che due mesi prima, secondo la sua denuncia, lo avevano brutalmente picchiato.

Il progetto, sostiene l'accusa, sarebbe rimasto incompiuto solo perchè l'arma si sarebbe inceppata. All'origine del presunto agguato ci sarebbe un messaggio audio, registrato nei mesi scorsi dalla moglie, con cui rilanciava la falsa notizia della positività al Covid-19 della figlia di un macellaio a cui ne seguiva un secondo, diventato virale, in cui invitava la gente a non andare nelle macellerie. Filipazzo, per questo, sarebbe stato brutalmente picchiato da padre e figlio, titolari della macelleria. Da lì, la decisione di vendicarsi. Quella mattina, però, avrebbe trovato in macelleria il fratello e figlio dei due uomini che lo avevano picchiato e sarebbe stato invitato ad andare via. La reazione sarebbe stata quella di estrarre l'arma e tentare di sparare.  

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