"Tentò di uccidere il cognato investendolo con l'auto", due testi in aula non confermano

Un soccorritore smentisce di aver raccolto la confidenza fatta dalla vittima e attacca: "Non mi disse mai che era stato il cognato a investirlo, è falso"

“Non è affatto vero che, dopo averlo soccorso, mi ha detto che lo aveva investito il cognato. Ha detto il falso, è una persona malata”. Toni e parole forti al processo a carico del ventinovenne Calogero Donato, accusato di tentato omicidio nei confronti del cognato Yorge Rejes Bellanca, che sarebbe stato investito con l’auto davanti all’abitazione della madre. Ieri mattina, davanti al collegio di giudici presieduto da Gianfranca Claudia Infantino, è stato ascoltato, fra gli altri, un conoscente di Bellanca (difeso dall’avvocato Alba Raguccia e a sua volta imputato di minaccia per avere “promesso” al cognato che l’avrebbe ucciso dopo essere stato investito) che ha smentito la versione della vittima con toni accesi e pittoreschi. “Bellanca mi avrebbe detto che era stato investito dal cognato? Non è vero nulla - ha detto rispondendo al pubblico ministero Chiara Bisso -, mi sono soltanto limitato a soccorrerlo ma non mi ha mai detto cosa era successo”.

Tentato omicidio del cognato, teste in aula: "Ecco cosa ho visto dal balcone"

Testimonianza favorevole all’imputato (difeso dall’avvocato Serena Gramaglia) anche quella di un altro testimone, Carmelo Roberto, il primo a chiamare i soccorsi il giorno del fatto, il primo aprile del 2016. “Sono arrivato qualche secondo dopo e ho visto un’auto che faceva inversione”. L’uomo, contrariamente al primo, conferma che Bellanca gli disse di essere stato investito dal cognato ma emerge un particolare relativo al colore dell’auto che – qualora confermata da altre prove - allontanerebbe i sospetti dall’imputato. “Non era grigia ma amaranto”. 

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