Tentò di uccidere il cognato investendolo con l'auto? I giudici ordinano una superperizia

Accertamenti affidati a un fisico e a un medico legale per fare luce sull'episodio su cui vi sono due versioni contrastanti

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Una perizia collegiale, affidata al fisico Luigi Simonetto e al medico legale Giuseppe Ragazzi, per fare luce sull'episodio. Il collegio di giudici presieduto da Alfonso Pinto vuole vederci chiaro e ordina ulteriori accertamenti tecnici sulla dinamica dello scontro e sulle lesioni riportate dalla vittima.

Il processo è quello a carico del trentenne Calogero Donato, accusato di avere tentato di uccidere il cognato Rejes Bellanca, investendolo con la sua auto. L'episodio è accaduto il primo aprile del 2016 in via dello Sport, a Porto Empedocle. Donato, difeso dall'avvocato Serena Gramaglia, in una delle ultime udienze è stato interrogato in aula e ha dato la sua versione dei fatti. "Mi ha puntato il coltello e ho chiuso il finestrino, ho messo la prima e si è buttato contro la macchina. Mi sono fermato per vedere cosa si fosse fatto ed è fuggito, è andato via saltando una ringhiera alta un metro e mezzo". Il trentenne, per la prima volta, dopo quattro anni, ha fornito la sua versione dei fatti.

Non soltanto ha negato di avere tentato di uccidere il cognato Rejes Bellanca, investendolo con la sua auto, ma ha ribaltato la dinamica dei fatti e detto che sarebbe stato lui, a sua volta imputato di minaccia per averlo intimidito dopo l'investimento, a buttarsi contro la vettura.

"Nei mesi che hanno preceduto l'episodio - aveva detto rispondendo al pm Gianluca Caputo, al suo stesso difensore e all'avvocato Alba Raguccia che assiste Bellanca - mi aveva preso di mira. Mi imbrattava l'auto con caffè, cornetti e altra sporcizia, passava da casa mia e mi distruggeva le piante oppure mi staccava il contatore". Contrasti che andavano avanti da tempo e che, quel giorno, avrebbe dovuto denunciare.

"Era stata sua madre a spingermi per denunciarlo, pure loro avevano avuto contrasti di ogni tipo". Donato ha spiegato anche quelli che potrebbero essere stati i motivi dei dissapori. "La realtà è che era invidioso perchè io, contrariamente a lui, ho sempre avuto una vita regolare con un lavoro e una famiglia. A lui ho fatto solo del bene facendogli avere anche un lavoro in una pizzeria, dopo due giorni di prova ha detto che sarebbe uscito a comprare le sigarette e non è più tornato".

La sua versione è diametralmente opposta a quella data da Bellanca che, in precedenza, aveva detto di essere stato travolto alle spalle. Troppa incertezza secondo i giudici che hanno disposto una perizia. Ieri è stato conferito l'incarico a Simonetto, il 9 novembre toccherà a Ragazzi. 

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