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Fa irruzione in casa dell'ex, la picchia e la violenta: parte appello dopo condanna a 7 anni

Il trentaseienne impugna il verdetto: "Sono andato là per vedere mia figlia ed è stata lei ad aggredirmi"

Il primo luglio davanti alla terza sezione penale della Corte di appello: riparte il processo a carico del trentaseienne F.G., condannato in primo grado a sette anni di reclusione oltre a una serie di pene accessorie (interdizione legale e dai pubblici uffici) per l’accusa di avere picchiato e violentato l’ex compagna dopo avere fatto irruzione in casa sua. Il difensore, l’avvocato Calogero Santamaria, ha impugnato la sentenza, emessa il 16 luglio dell’anno scorso.

L’empedoclino, in primo grado, è stato riconosciuto colpevole di violazione di domicilio, lesioni aggravate e violenza sessuale. I giudici hanno stabilito, oltre al risarcimento da quantificare in sede civile, una provvisionale, vale a dire un anticipo del risarcimento, subito esecutivo, di 5 mila euro nei confronti dell’ex compagna che si è costituita parte civile con l’assistenza dell’avvocato Daniela Posante.

L’uomo, dal 2 giugno del 2017, si trova agli arresti domiciliari. Il trentaquattrenne ha sempre dato una ricostruzione dei fatti del tutto diversa rispetto all’ipotesi accusatoria. "Sono andato a casa sua per trovare nostra figlia - aveva detto in aula - anche perchè avevo saputo che frequentava un ragazzo più grande e volevo capire come stavano le cose. La mia ex compagna mi ha aggredito tirandomi un cellulare in testa, mi ha colpito nella nuca e mi sono dovuto difendere. Per questo ha riportato dei traumi". 

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