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Tribunale / Porto Empedocle

Hashish buttato in mare e recuperato con la pesca a strascico, Riesame rigetta tre ricorsi: indagati restano in carcere e ai domiciliari

Gaetano e Riccardo Volpe, rispettivamente di 56 e 32 anni, entrambi residenti a Realmonte e Salvatore Papia, 51 anni, di Favara, avevano impugnato l'ordinanza del gip Francesco Provenzano. Le motivazioni verranno depositate fra 45 giorni

Il tribunale del Riesame, ieri, ha rigettato i ricorsi di Gaetano e Riccardo Volpe, rispettivamente di 56 e 32 anni, entrambi residenti a Realmonte. Il primo resta in carcere, l'altro ai domiciliari con braccialetto elettronico. Attraverso il legale di fiducia, l'avvocato Raimondo Tripodo, i due indagati avevano impugnato l'ordinanza del gip del tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano.

Analogo provvedimento per Salvatore Papia, 51 anni, di Favara: il riesame ha rigettato l'istanza del difensore, l'avvocato Salvatore Virgone, che chiedeva di annullare il provvedimento restrittivo.

Istanza parzialmente accolta per il favarese Giovanni Pirrera, 51 anni: il tribunale della libertà,  al quale si è rivolto il difensore, l'avvocato Giuseppe Barba, ha sostituito la misura dell'obbligo di dimora con l'obbligo di firma.

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Entrambi sono stati destinatari delle misure cautelari nell'ambito dell'operazione antidroga "Fish & Drug" - l'inchiesta è quella dei panetti di hashish buttati in mare e poi recuperati con pesca a strascico - realizzata dalla Squadra Mobile della Questura di Agrigento e dai poliziotti del commissariato "Frontiera" di Porto Empedocle. Complessivamente 48 gli indagati e 17 le persone raggiunte da misure cautelari.

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Nei giorni scorsi, il tribunale del Riesame aveva già modificato due ordinanze del gip. Il 49enne Alfonso Indelicato, di Agrigento, finito inizialmente in carcere, è tornato libero: i giudici, a cui si è rivolto l'avvocato Salvatore Pennica, gli hanno applicato l'obbligo di firma contestualmente all'obbligo di dimora. Accolto in parte pure il ricorso dell'avvocato Alba Raguccia nell'interesse dell'agrigentino Claudio Meli, 33 anni: il Riesame ha sostituito l'obbligo di dimora con l'obbligo di firma. 

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"L'inchiesta si è accentrata su due motopesca gestiti dalla famiglia Volpe, del patriarca Gaetano Volpe, collegati con la famiglia Fiore. Gaetano Volpe è uno dei principali indagati, oggi in carcere - aveva ricostruito, lo scorso 24 ottobre, durante la conferenza stampa tenuta al quinto piano del tribunale, il procuratore capo, facente funzioni, Salvatore Vella - . Abbiamo accertato che nell'aprile del 2019 un veliero, battente bandiera spagnola, con a bordo due colombiani, originari di Medellìn, erano stati soccorsi dalla Guardia costiera. Con l'ausilio del personale della Guardia costiera ci siamo concentrati sui movimenti dei due pescherecci dei Volpe per cercare di capire cosa è avvenuto e individuiamo che i due pescherecci effettuano delle manovre di raccolta con pesca a strascico. Manovra anomale rispetto all'attività di pesca, ma coerenti con il recupero degli stupefacenti che si trova in un fondale particolarmente profondo: circa 200 metri. Stupefacente che veniva recuperato quindi con le reti a strascico, imbarcato sui pescherecci e portato a Porto Empedocle per lo smercio - aveva spiegato Vella - . In questa indagine sono stati sequestrati 143 chili di hashish complessivamente, fra terra e mare. I sommozzatori della Guardia costiera hanno recuperato la 'roba', in mare, nell'area antistante al porto perché gli indagati erano particolarmente attenti. Non entravano direttamente in porto con la sostanza sui loro pescherecci, ma l'abbandonavano poco fuori per poi recuperarla con imbarcazioni più piccole". 

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