Licenziata a causa del Covid, l'appello di una empedoclina: "Presidente, mi faccia tornare a casa"

La ventenne ha scritto un'accorata lettera al governatore Musumeci: "Per due lunghi mesi ho stretto i denti, pensando al rischio enorme a cui avrei sottoposto la mia famiglia. Ho fatto il mio dovere, ma adesso le chiedo di prendere in considerazione il rientro di chi ha estrema necessità"

Un aeroporto (foto ARCHIVIO)

Porto Empedocle, la sua città, ha dovuto lasciarla - era l'agosto del 2019 - per "esigenze lavorative". S'è trasferita a Verona dove per 7 mesi ha lavorato in un'azienda farmaceutica. La crisi finanziaria determinata dal Covid-19 ha messo in difficoltà anche la "sua" azienda e Giorgia, 20 anni di Porto Empedocle, è stata licenziata. E' rimasta in Veneto per non mettere a rischio la sua famiglia e la sua terra, ma dopo due mesi - mentre i soldi iniziano a scarseggiare e il costo della vita al Nord è decisamente più elevato - vorrebbe tornare a casa.

Verso la "fase 2", Musumeci: "Chi vuole venire in Sicilia da altre regioni deve rimandare"

Un rientro che a lei, così come a molti altri, è stato al momento negato perché il presidente della Regione Nello Musumeci ha "blindato" - per evitare il rischio contagio - per tutto maggio l'isola. Giorgia, adesso, ha scritto - nella speranza di trovare una soluzione - un'accorata lettera al governatore della Sicilia.

"Egregio presidente della Regione Musumeci, il mio nome è Giorgia ho 20 anni e sono una cittadina siciliana. Da agosto 2019 per esigenze lavorative ed economiche mi sono spostata a Verona, vivo in un paesino di provincia non troppo lontano dal centro. Per sette mesi ho lavorato in una grande azienda farmaceutica, dall'inizio della pandemia la mia azienda ha subito una forte crisi economica che ha portato a spiacevoli conseguenze ovvero il licenziamento di tanti dipendenti, tra cui la sottoscritta. In poco tempo mi sono ritrovata in una situazione quasi surreale: sola, lontana da casa, dalla famiglia, obiettivamente spaventata e confusa. Scappare immediatamente verso il primo volo diretto per la Sicilia sarebbe stata una scelta egoista ma comoda. Così non è stato, il buon senso mi ha fatto fare chiarezza pensando al rischio enorme a cui avrei sottoposto la mia famiglia. Ho fatto il mio dovere, ho stretto i denti e ho soltanto sperato, giorno dopo giorno, che il tempo potesse passare più velocemente e con esso anche i rischi di contagio. E' stato un sacrificio combattuto ma doveroso. 

Nonostante tante persone abbiano seguito le vie più capricciose e più facili. 

Dopo due lunghi mesi, in tutta solitudine, un barlume di speranza si era acceso in me e cioè finalmente la possibilità di rientro nella mia residenza. Dopo la conferenza del presidente Conte anche sui possibili rientri, da parte dei fuori sede, nei propri domicili, le prime scelte sono state quelle di prenotare un biglietto intorno fine maggio. I voli sono stati però revocati a seguito del suo intervento sulla chiusura della Sicilia per tutto il mese di maggio.

Adesso, io le chiedo di mettersi nei panni di studenti e gente che ha perso il lavoro come me. I soldi, non avendo più alcuna entrata, iniziano a scarseggiare, gli affitti sono esorbitanti e la disoccupazione non consente di mantenere uno stile di vita sereno. La prego di prendere in considerazione l'eventuale rientro da parte di chi ha estrema necessità".

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