La titolare è accusata di occupazione di suolo demaniale, dissequestrato stabilimento

Il gip accoglie la richiesta della difesa: "Il no al rinnovo della concessione è ancora sub iudice e non vi sono esigenze cautelari

La Guardia Costiera esegue il sequestro

“Il delitto di occupazione abusiva di suolo demaniale non appare integrato in quanto l’indagata ha adempiuto al pagamento dei canoni pregressi e sul provvedimento di rigetto del rinnovo della concessione è ancora pendente il ricorso”. Questa la richiesta dell’avvocato Lorena Tacci, difensore di A.C., 50 anni, di Porto Empedocle, indagata nell’ambito del procedimento che, lo scorso 3 aprile, ha fatto scattare il sequestro, eseguito dagli uomini della Guardia costiera, del suo stabilimento balneare sul lungomare Nettuno.

Il gip Alessandra Vella, con un provvedimento nel quale richiama le ragioni della difesa, ha disposto il dissequestro. "Il decreto di sequestro è stato emesso poiché vi è ragione di ritenere che la libera disponibilità dell’immobile - era stato reso noto dalla Capitaneria di porto - possa aggravare o protrarre le conseguenze dei reati ipotizzati.

Il titolo concessorio, rilasciato al titolare dello stabilimento balneare per l’occupazione di suolo demaniale marittimo, risulta essere scaduto da tempo. Il rinnovo del titolo è stato subordinato, oltre che al pagamento dei canoni concessori, anche alla realizzazione di opere di ripristino che non sono mai state effettuate. Quest’ultima circostanza ha comportato l’occupazione abusiva di un’area demaniale marittima di più di 1.000 metri quadrati".

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Il legale, che – peraltro – in seguito alla presentazione dell’istanza ha appreso dell’esito favorevole del ricorso per la concessione, aveva inoltre sottolineato che non ci sono più le esigenze cautelari in quanto “la stuttura non può essere utilizzata a causa dell’emergenza sanitaria in corso”.

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