Colpo di pistola per "freddare" un randagio, è mistero: aperta un'inchiesta

Chi ha sparato e perché (ammesso che possa mai esserci un perché!) non è chiaro. Del caso si stanno occupando i carabinieri

(foto ARCHIVIO)

Un cane randagio è stato ucciso – “freddato” nel quartiere dei Grandi Lavori - con un colpo di pistola. Chi ha sparato e perché (ammesso che possa mai esserci un perché!) non è chiaro. Del caso si stanno occupando i carabinieri della stazione di Porto Empedocle, coordinati dal comando compagnia di Agrigento.

E’ mistero su quello che è accaduto. La carcassa è stata sequestrata e verrà sottoposta ad esami mirati, anche per stabilire che tipo di arma – che calibro – sia stata utilizzata.  I militari dell’Arma si muovono mantenendo fitto il riserbo. Appare però scontato – è l’usuale procedura investigativa ormai – che potrebbero già aver acquisito, o potrebbe essere una questione di ore, le immagini dei sistemi di video sorveglianza presenti in zona. Filmati che potrebbero fare chiarezza subito, consentendo l’identificazione di chi ha ammazzato il cane senza padrone. Un individuo che rischia la reclusione da quattro mesi a due anni.

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Quanto è avvenuto nelle ultime ore, non è il primo – l’unico - caso verificatosi a Porto Empedocle. Nel maggio del 2013, un cane venne ritrovato, a testa in giù, con il muso legato da nastro isolante per evitare che abbaiasse, e con zampe e cosce escoriate e ferite, all’interno di un cassonetto per la raccolta dei rifiuti. L’animale venne salvato - poco prima che giungesse l’autocompattatore per la raccolta dell’immondizia – dai poliziotti del commissariato “Frontiera”. Poi, l’animale venne consegnato agli agenti della polizia municipale che, allora, si occuparono di allertare i veterinari e di accompagnarlo in un canile. Nell’estate del 2008, sempre a Porto Empedocle, un cane randagio venne seviziato e seppellito vivo nella zona dell’ex Montedison. Ad agire, si disse allora, fu un branco di bulli contro i quali il Comune presentò, all’epoca, un esposto ai carabinieri.

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