Cronaca

Bilanci truccati per aggirare il Patto di stabilità? Finanziere in aula: "Ecco come partì l'inchiesta"

Un sottufficiale delle Fiamme Gialle rivela che una serie di lettere anonime e un esposto del sindaco Ida Carmina fece aprire l'indagine

Il Comune di Porto Empedocle

"La Procura ci diede una delega per esaminare i bilanci del Comune di Porto Empedocle, l'inchiesta fu avviata in seguito all'invio di alcune lettere anomine e di un esposto del sindaco Ida Carmina che segnalava delle irregolarità legate a dei capitoli dello strumento finanziario".

Il luogotenente della Guardia di Finanza, Giuseppe Muratore, ha ricostruito così, per circa due ore, l'origine dell'inchiesta sulle presunte falsificazioni dei bilanci dell’ente. Il sottufficiale è il primo teste della lista del pubblico ministero Chiara Bisso ascoltato davanti al giudice monocratico Fulvia Veneziano.

"Ricevuto l'incarico della Procura - ha raccontato il finanziere - abbiamo acquisito alcuni documenti contabili ed esaminato i bilanci".

Sei gli imputati. Sono l'ex sindaco di Porto Empedocle (nonchè di Agrigento) Calogero Firetto, l'ex dirigente dei servizi finanziari dell'ente Salvatore Alesci e quattro revisori dei conti: Francesco Maria Coppa, Rosetta Prato, Carmelo Presti ed Enrico Fiannaca. Sono quattro le ipotesi di falso in atto pubblico che venivano contestate a Firetto e si riferiscono alle attestazioni fatte nei bilanci che, in sostanza, sarebbero stati “gonfiati”, dal 2011 al 2014, inserendo fra le entrate la somma pagata dall’Enel a titolo di misure compensative per la realizzazione del rigassificatore, per fare in modo che venisse occultato un buco di circa 3 milioni di euro, evitando di incappare nelle sanzioni previste dalla legge per i Comuni che non rispettano il Patto di stabilità.

La certificazione, ritenuta legittima dalla Corte dei Conti che ha assolto Firetto e Alesci da imputazioni analoghe, è stata redatta anche dai commercialisti che hanno composto, in quegli anni, i collegi dei revisori dei conti. Il sottufficiale - rispondendo anche ai difensori, fra gli altri gli avvocati Angelo Farruggia, Antonino Gaziano, Salvatore Pennica e Giovanni Gallo - ha sostenuto che "alcuni residui attivi sono stati inseriti indebitamente nei bilanci alterando gli incassi effettivi". 

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