Agguato in macelleria con la pistola per vendicare pestaggio, 46enne resta in carcere

Il tribunale del riesame ha confermato l'ordinanza cautelare per il fornaio Vincenzo Filippazzo, la difesa: "Voleva solo intimorire, l'arma aveva la sicura"

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Ordinanza cautelare confermata: nei prossimi giorni il provvedimento del tribunale del riesame sarà motivato, intanto resta il dato della custodia in carcere invariata per il fornaio Vincenzo Filippazzo, 46 anni, accusato di avere cercato di uccidere uno dei titolari della macelleria di via Garibaldi, a Porto Empedocle. I suoi difensori, gli avvocati Luigi Troja e Salvatore Pennica, avevano chiesto ai giudici del tribunale della libertà di annullare il provvedimento restrittivo.

Il gip Luisa Turco, all'indomani dell'interrogatorio nel quale l’indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere, non aveva convalidato il fermo, in quanto era stato ritenuto insussistente il pericolo di fuga, ma aveva applicato la custodia cautelare in carcere perchè il quadro indiziario è stato ritenuto solido e "la gravità dei fatti – secondo il giudice fa desumere l'inclinazione alla violenza e alla vendetta da parte dell'indagato". I suoi legali hanno negato la tesi dell'inceppamento della pistola, chiedendo al giudice di riqualificare l'accusa da tentato omicidio a minaccia. "Non voleva uccidere il macellaio - hanno spiegato - ma solo intimorirlo, l'arma aveva la sicura".

Una tesi che, sulla base delle testimonianze raccolte, il gip non aveva ritenuto fondata. All'origine del presunto agguato, scattato la mattina del 15 giugno, ci sarebbe un messaggio audio, registrato nei mesi scorsi dalla moglie di Filippazzo, con cui rilanciava la falsa notizia della positività al Covid-19 della figlia di un macellaio a cui ne seguiva un secondo, diventato virale, in cui invitava la gente a non andare nelle macellerie. Filipazzo, per questo, sarebbe stato brutalmente picchiato da padre e figlio, titolari della macelleria e avrebbe denunciato l'accaduto.

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Quella mattina la decisione di vendicarsi. Al negozio trova, però, il fratello e l'altro figlio dei suoi aggressori. Dopo l'invito ad andare via, avrebbe estratto l'arma e tentato di fare fuoco. La donna è stata liberata dallo stesso pm Gianluca Caputo, alcune ore dopo i fatti, in seguito alle testimonianze dei due uomini delle forze dell’ordine, liberi dal servizio, presenti quando è avvenuto il presunto agguato.

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