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Cronaca Favara

Violenza privata e pornografia minorile, riparte processo a impiegato

Pasquale Di Stefano, 64 anni, ex dipendente delle Poste di Favara, è stato arrestato in passato nell'ambito di una articolata vicenda di soldi sottratti al suo ufficio e ricatti sessuali di cui sarebbe stato vittima

Falsa partenza al processo, per i reati di violenza privata e pornografia minorile, a carico di Pasquale Di Stefano, 64 anni, ex impiegato delle Poste di Favara, arrestato in passato nell'ambito di una articolata vicenda di soldi sottratti al suo ufficio e ricatti sessuali di cui sarebbe stato vittima.

L'udienza davanti ai giudici della prima sezione penale, presieduta da Alfonso Malato, è stata subito aggiornata al 20 dicembre perchè l'imputato non ha ricevuto in maniera regolare la notifica della fissazione del procedimento.

Il processo si era aperto nelle scorse settimane davanti ai giudici palermitani con la costituzione di parte civile della ragazzina che sarà rappresentata in giudizio dall’avvocato Salvatore Cusumano. Lo stesso tribunale, accogliendo l’eccezione sollevata dall’avvocato Francesco Cioppa, difensore dell'imputato, si è dichiarato incompetente per territorio trasmettendo gli atti al tribunale di Agrigento dove si celebrerà il processo dato che, in ipotesi, il reato sarebbe stato commesso a Favara.

Di Stefano è stato arrestato nel giugno dell'anno scorso in Germania. Su di lui pendeva un mandato di cattura per avere sottratto 573 mila euro dalle casse dell’ufficio postale di Favara. Di Stefano, in particolare, avrebbe fatto sparire un'ingente somma di denaro per pagare i ricatti di una coppia che aveva scoperto le molestie ai danni della figlia minore di 14 anni e gli avrebbe estorto i soldi in cambio del silenzio. In questo processo è accusato di violenza privata e pornografia minorile. "Ti rovino la vita, ti faccio scomparire, distruggo la tua famiglia".

Di Stefano avrebbe minacciato così una ragazzina minorenne, che agli inizi della vicenda aveva 13 anni, per costringerla a fotografarsi nelle parti intime e inviargli gli scatti. Il materiale sarebbe stato poi custodito nella memoria del suo cellulare. 

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