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Ultimo pontificale di San Gerlando per Montenegro: "Riflettiamo sulla violenza"

Durante l’omelia il pastore della Chiesa agrigentina si è interrogato sull’indifferenza mostrata dalla comunità in occasione delle torture subite e postate sui social network dai disabili a Licata

 

“Dopo i tredici anni vissuti insieme mi chiedo se, quanto e come, sono stato fedele al mio ministero e al progetto che vi ho prospettato al campo sportivo, quando sono arrivato. Quel giorno vi ho proposto di realizzare una Chiesa comunità, al servizio del territorio, senza pareti e senza tetto. In questa nostra terra fatta anche di violenza, corruzione, mafia e massoneria la Chiesa non può limitarsi a raccontare le storielle di Gesù. Basta ricordare come e perché sono morti Livatino e padre Puglisi. Quanto è successo a Licata poco tempo fa deve farci riflettere. La violenza inaudita di alcune persone, ha trovato complicità in chi, anche credenti,  pur avendo visto non ha fatto nulla perché quei fratelli indifesi venissero protetti”.

Queste sono le parole che l’arcivescovo di Agrigento, cardinale Francesco Montenegro ha pronunciato durante l’omelia del solenne pontificale di San Gerlando, patrono della città dei Templi.

Il pastore della Chiesa agrigentina, visibilmente segnato dal caso delle torture e violenze subite a Licata da persone disabili, ha ulteriormente provato a scuotere le coscienze di quanti, da testimoni non ai attivano per evitare episodi così gravi. 
Il cardinale Montenegro, dalla cattedra di San Gerlando, ha ripercorso i tredici anni del suo ministero pastorale che volge al termine. Un commiato dunque alla comunità agrigentina che, da diversi mesi, conosce già, in monsignor  Alessandro Damiano il successore di don Franco.

La funzione religiosa, è stata caratterizzata dalle misure di prevenzione del rischio contagio, accesso limitato in cattedrale, obbligo di mascherina  e distanziamento per le autorità e i fedeli presenti.


 

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