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L'auto del giudice Livatino da esporre in un museo? Il custode: "Da Canicattì non si muove"

Angelo Terrana, da oltre 30 anni, conserva l'utilitaria appartenuta al magistrato assassinato il 30 settembre del 1990

"Questa auto da Canicattì non si muove, per quanti la volessero ammirare siamo disponibili a farla vedere ma la macchina di Rosario Livatino deve rimanere nella città dove è nato”. Così Angelo Terrana, ex esattore di 91 anni, parla della Ford Fiesta del beato giudice Rosario Livatino che da circa 30 anni custodisce gelosamente in un piccolo box di via Menotti, fra le proprietà della famiglia Livatino ai quali era molto legato il caparbio pensionato.

A Terrana non è ancora  giunta nessuna richiesta ufficiale di trasferimento della macchina in altra sede, ma così per come era avvenuto in occasione dell'istanza avanzata dall'ex arcivescovo, il cardinale Francesco Montenegro che, in occasione della beatificazione chiedeva la traslazione della salma del magistrato nella cattedrale di Agrigento, anche in questo caso da Canicattì si alza un coro di voci che si dicono contrari ad un eventuale trasferimento della macchina.

Era il 24 settembre scorso quando per la prima volta, l'utilitaria tristemente nota dalle immagini televisive del tragico agguato sulla statale 640, venne esposta pubblicamente nel chiostro del centro culturale “San Domenico” di piazza Dante in occasione del festival della legalità “Collegamenti”.

Prima uscita pubblica dell'auto del giudice Livatino, il custode: "Non mi sentivo di guidarla"

Su quella che può definirsi una reliquia civile del martirio del magistrato canicattinese si è suscitato interesse e per molti, l'automobile dovrebbe uscire da quel piccolo box per essere esposta in un museo e per contribuire a far conoscere al pubblico la storia del giudice Rosario Livatino. La macchina fu donata ad Angelo Terrana da Vincenzo Livatino, il padre del giudice Rosario. Genitore che prima di cederla aveva incaricato un carrozziere di eliminare dall'auto i segni lasciati dalle armi dei killer.

Del “partito” dei favorevoli all'esposizione pubblica dell'auto fa parte anche il capitano Luigi Pacifico che guida la compagnia carabinieri di Canicattì. “Il valore di questa auto è inestimabile – dice l'ufficiale dai microfoni di AgrigentoNotizie – riteniamo che sia necessario trovare una migliore collocazione per questa reliquia civile e su questo – conclude il capitano Pacifico – ragioniamo insieme al signor Angelo”.

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