Sabato, 18 Settembre 2021
Cronaca

Pnrr, provincia tagliata fuori dai progetti di sviluppo: l'intervento dei geologi

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AgrigentoNotizie

Il Geologo Salvatore Talmi, Consigliere e Delegato per la Provincia di Agrigento dell’Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia, associandosi a quanto già precedentemente ribadito dall’Ordine degli Architetti di Agrigento, dall’Ordine degli Agronomi e dei dottori Forestali,  dal Collegio territoriale dei Periti Agrari e dei Periti Agrari Laureati di Agrigento e dall’Ordine degli Ingegneri di Agrigento, tutti facenti parte della Rete delle professioni tecniche, lancia un grido d’allarme sull’assenza di risorse stanziate per la provincia di Agrigento nel Pnrr.

Il professionista Geologo dichiara: “Faccio un accorato appello al fine di stanziare fondi per realizzare grandi infrastrutture, per la prevenzione ed il contrasto delle conseguenze del cambiamento climatico, per i fenomeni di dissesto idrogeologico e la vulnerabilità del territorio eliminandone le criticità interferenti.”.

I geologi ribadiscono che il  dissesto idrogeologico costituisce un tema di particolare rilevanza a causa degli impatti sulla popolazione, sulle infrastrutture lineari di comunicazione e sul tessuto economico e produttivo. Il forte incremento delle aree urbanizzate, verificatosi a partire dal secondo dopoguerra, spesso in assenza di una corretta pianificazione territoriale, ha portato ad un considerevole aumento degli elementi esposti a frane ed alluvioni e quindi del rischio. L’abbandono delle aree rurali montane e collinari ha inoltre determinato un mancato presidio e manutenzione del territorio.

La mappa del dissesto idrogeologico esiste ed è aggiornata dall’Ispra tenendo conto delle informazioni rilevate dalle Autorità Distrettuali di Bacino. Secondo il rapporto dell’Ispra, sarebbero oltre 7 milioni di persone che risiedono in territori vulnerabili, più di un milione vive in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata e più di 6 in zone a pericolosità idraulica nello scenario medio (ovvero alluvionabili per eventi che si verificano in media ogni 100-200 anni). Tra le regioni con quasi il 100% di Comuni in pericolo c’è anche la Sicilia.

Identificare, però, quale unico nesso di causalità del dissesto idrogeologico il cambiamento climatico, forse non è completamente plausibile considerando il grado devastante di urbanizzazione del territorio. Non dimentichiamo che le esondazioni e le frane sono fenomeni anche naturali e non sempre indotti, spesso il problema sono le case e le strade che non dovrebbero trovarsi lì. Magari si sarebbe potuto cogliere l’occasione per mettere mano ad un grande piano di delocalizzazione del patrimonio abitativo ed infrastrutturale che tenga conto delle aree a particolare rischio idrogeologico.

“Sul tema delle infrastrutture, la Rete delle Professioni Tecniche, a cui aderiscono gli Ordini professionali dell’area tecnica, sta organizzando, per il prossimo autunno, un evento finalizzato a lanciare un appello alle istituzioni competenti affinché siano investite nuove risorse per il contrasto alle conseguenze del cambiamento climatico sui fenomeni di dissesto idrogeologico e sulla vulnerabilità del territorio, sulla realizzazione di una serie di interventi infrastrutturali organici per potenziare il sistema portuale, aeroportuale, ferroviario e stradale a servizio della Sicilia centro-meridionale e soprattutto dell’Agrigentino, il quale rimane, ancora una volta, tagliato fuori dai grandi collegamenti con pesantissime ricadute su tutto il sistema socioeconomico. Tutto ciò nella consapevolezza che la nostra terra, se riuscisse a superare il grave gap infrastrutturale che l’ha progressivamente isolata dal resto del Paese, potrebbe rilanciare autorevolmente il suo ruolo naturale di “porta d’Europa sul Mediterraneo” non solo dal punto di vista politico e culturale, ma anche da quello turistico, economico e commerciale”.

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