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Cronaca Porto Empedocle

Ha accoltellato il figlio 24enne, torna in carcere Pietrino Falzone

La tragedia, maturata in un contesto di profondo degrado sociale, si era consumata nella notte fra il 26 e il 27 maggio del 2014 nell’abitazione di via Nenni, nel quartiere Grandi Lavori, di Porto Empedocle

E’ tornato in carcere Pietrino Falzone, il pescatore empedoclino sessantenne che, nella notte fra il 26 e 27 maggio del 2014, accoltellò e uccise il figlio ventiquattrenne Marco. Ad eseguire il provvedimento, emesso dalla Procura generale presso la Corte d’appello, sono stati gli agenti del “Frontiera”, il commissariato di polizia che è coordinato dal vice questore aggiunto Cesare Castelli. Pietrino Falzone deve scontare la pena residua di 5 anni, un mese e due giorni. Dopo le formalità di rito dell’arresto, il sessantenne è stato accompagnato – dagli stessi poliziotti – al carcere Petrusa di Agrigento.

La tragedia, maturata in un contesto di profondo degrado sociale, si era consumata nella notte fra il 26 e il 27 maggio del 2014 nell’abitazione di via Nenni, nel quartiere Grandi Lavori, di Porto Empedocle. Marco, che da tempo abitava con un’anziana amica di famiglia, insieme al cugino era andato – quella sera - a bussare al padre con la scusa di prendere una bottiglia d’acqua. A un certo punto - secondo la ricostruzione dell’episodio, ricostruzione avvenuta nell’aula del tribunale - sarebbe entrato dentro l’abitazione dei genitori scavalcando il balcone. Marco avrebbe aggredito il padre, terrorizzato da anni di violenze gratuite. Il giudice Alfonso Malato, in quello che è stato il processo di primo grado, condannò il pescatore empedoclino, che è stato rappresentato e difeso dall’avvocato Nicola Grillo, – per eccesso colposo di legittima difesa – a tre anni di reclusione. In considerazione della pena molto contenuta, il Gup scarcerò subito l’imputato. Il pubblico ministero Alessandro Macaluso aveva chiesto, invece, durante la requisitoria, 14 anni di reclusione.

Pietrino Falzone aveva ammesso da subito i fatti (anche se la sua confessione, dopo alcune settimane, fu messa in dubbio dagli inquirenti) raccontando ai carabinieri di averlo colpito perché temeva per la sua vita, ma senza la volontà di ucciderlo. Fra l’altro, qualche ora prima, in ospedale, dove tutta la famiglia erano andata per fare ricoverare l’anziana con cui Marco conviveva, il pescatore sarebbe stato aggredito dal figlio con un pugno senza alcun motivo. Lo stesso sarebbe accaduto decine di altre volte. Dopo la sentenza di primo grado e quella d’appello, arrivato il provvedimento della Procura generale presso la Corte d’appello, il pescatore è stato – nella giornata di venerdì – arrestato e trasferito nella casa circondariale di contrada Petrusa ad Agrigento.

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