Piazza Lena, l'appello di Dispenza: "Si smantellino il muro e le nuove costruzioni"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AgrigentoNotizie

Leggo su AGRIGENTONOTIZIE che l'antica piazza Lena, deturpata da un presunto intervento di arredo artistico che ne ha oltraggiato la memoria, ora è in stato di totale abbandono. Come prevedevo. L'occasione è ghiotta, comunque. Con intelligenza, la si può cogliere per eliminare un intervento assurdo, osceno e di cattivo gusto, pare non addebitabile a questa amministrazione, ma che questa amministrazione, con sensibilità può cancellare. Solo che lo voglia. Piazza Lena, ad Agrigento è Chiano Lena. Chiano sta per Piano, perchè era ( più che è ) una piazza che si apriva a metà dell'antica, bellissima via Bac Bac, una ripida discesa che dalla "Bibbirria", Plebis Rea ( perchè lì un tempo c'era il carcere ), arriva alla parte "alta" della via principale, la via Atenea che scivola verso il Municipio, la piazza Pirandello. Il Chiano Lena era una vivace piazza che al mattino era animato e chiassoso mercato del pesce, come ricorda la sbiadita ma preziosa foto recuperata da "Agrigento Ieri e Oggi". Dal tratto di via Bac Bac che la fiancheggiava ci si poteva affacciare sulla piazza appoggiandosi ad una bella e solida inferriata che non chiudeva la vista. Lo scandaloso recente intervento l'ha cancellata, sostituendola con un alto muro, come se nel nostro tempo manchino muri d'ogni altezza e d'ogni fattura. Lo spazio della piazza è stato occupato da oscene pietre dipinte da un artista capitato qui e non so dove ancora. Macerie senza senso, con presunti significati che li giustificano ma che non li assolvono. Interventi che hanno tagliato le gambe ad ogni buona idea volta ad un riuso della piazza capace di recuperare la memoria di piazza. Dopo lo stupro e i soldi spesi, ora un abbandono annunciato che potrebbe essere, però, propizio. Si smantelli tutto, muro compreso, si ripassi la storia dei luoghi di Girgenti e si restituisca agli agrigentini e ai turisti uno spicchio di Girgenti oltraggiato dal cattivo gusto e da una sensibilità che come dice "Un giudice", la splendida canzone di De André, risiede proprio lì, in quel buco.

Onofrio Dispenza, giornalista

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