Maxi piantagione di canapa, convalidati i 3 arresti: tutti in carcere

Gli indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Carmelo Collana, 53 anni, dipendente comunale part time del Municipio di Canicattì e uno dei due giovani palermitani hanno però - cercando di fare chiarezza sulla loro posizione - rilasciato delle dichiarazioni spontanee

La droga sequestrata dai carabinieri

Alle domande, rivolte dal giudice, sono rimasti in silenzio. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Carmelo Collana, 53 anni, dipendente comunale part time del Municipio di Canicattì e uno dei due giovani palermitani indagati hanno però - cercando di fare chiarezza sulla loro posizione - rilasciato delle dichiarazioni spontanee.

IL VIDEO. Osservazioni, pedinamenti ma anche un drone per scovare la maxi piantagione di "erba"

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Agrigento, Alessandra Vella, dopo l’interrogatorio di garanzia, ha convalidato i tre arresti e – su richiesta del pubblico ministero Emiliana Busto, titolare del fascicolo d’inchiesta, - ha disposto il carcere per tutti gli indagati. L’inchiesta è quella – denominata “Green River” – sulla scoperta, nelle campagne di Naro, quasi al confine con Campobello di Licata, non soltanto della maxi piantagione di canapa indiana – oltre 10 mila le piante ritrovate – ma anche due casolari utilizzati come essiccatoio e laboratorio di confezionamento. Complessivamente 30 le tonnellate di “erba” che sono state sequestrate dai carabinieri di Campobello di Licata e della compagnia di Licata. E si tratta del più grosso sequestro – secondo quanto è stato reso noto, nelle ultime ore, dal comando provinciale dei carabinieri di Agrigento - registratosi nell’intera penisola. Sostanza stupefacente che, sull’illegale mercato dello spaccio, avrebbe potuto fruttare oltre 15 milioni di euro.

Scovata "l'azienda agricola" della "maria", fra gli arrestati anche un dipendente comunale 

Tre le persone, fra cui un dipendente comunale di Canicattì, che mercoledì scorso vennero arrestate. All’ex vigile urbano, oggi impiegato part time del Municipio di Canicattì, i carabinieri hanno anche sequestrato una pistola calibro 9, di fabbricazione ungherese. Una pistola che aveva la matricola, ma che non è stata mai censita nei registri italiani e pertanto ritenuta illegale. A finire nei guai – tutti arrestati in flagranza – sono stati: Carmelo Collana, 53 anni, originario di Campobello di Licata e dipendente del Comune di Canicattì, proprietario del fondo agricolo; i fratelli Pietro e Vincenzo Martini, rispettivamente di 22 e 19 anni, di Belmonte Mezzagno, nel Palermitano. Dovranno rispondere tutti dell'ipotesi di reato di coltivazione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L’impiegato comunale anche dell'ipotesi di reato di illegale detenzione di arma da guerra. Collana è rappresentato e difeso dall’avvocato Salvatore Manganello; mentre i due giovani palermitani dall’avvocato Debora Speciale del foro di Palermo. I due legali, ieri mattina, a margine dell’interrogatorio, avevano chiesto, per i propri assistiti, la misura meno afflittiva possibile. Richiesta che non è stata accolta visto che, appunto, il Gip ha disposto per tutti il carcere.

Coltivavano marijuana fra gli alberi di cachi, sequestrate 30 tonnellate di "roba" 

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