Martedì, 23 Luglio 2024
Tribunale / Raffadali

"Pestato a sangue e minacciato di morte con un coltello per una donna contesa": condannata coppia

Gli imputati, nel 2016, per questi fatti sono stati arrestati: l'uomo, in passato, è stato accusato di stlking nei loro confronti ma è stato assolto per vizio di mente

Sei mesi di reclusione per l'accusa di lesioni aggravate e minaccia, prescrizione per quella di porto ingiustificato di un coltello di 20 centimetri: il giudice monocratico Vincenzo Ricotta ha condannato due coniugi di Raffadali - Stefano Di Noto e Girolama Tortorici, entrambi di 47 anni - ritenuti gli autori di un pestaggio ai danni di un vicino di casa che, a sua volta, li avrebbe perseguitati.

I due imputati, per questi fatti, nel 2016 furono arrestati. L'episodio al centro della vicenda risale al 5 maggio di quell'anno: Di Noto lo avrebbe aggredito con calci e pugni al volto mentre la donna lo avrebbe graffiato al volto provocandogli lesioni al labbro, alla cute e al naso.

L'aggressione, consumata mentre brandivano un coltello con una lama di quasi 11 centimetri, sarebbe scattata dopo una minaccia esplicita e l'invito a scendere per strada: "Scinni.. ca ti levu di mezzu".

La condanna decisa dal giudice nei confronti dei due imputati è inferiore di due mesi rispetto alle richieste del pm. I coniugi dovranno risarcire la presunta vittima che si è costituita parte civile con l'assistenza dell'avvocato Fabio Inglima Modica.

L'uomo, in passato, è stato imputato di stalking nei confronti dei due imputati ma è stato assolto per vizio di mente. Nel mirino dell'uomo, all'epoca, sarebbero finiti Di Noto che riteneva falsamente avesse una relazione con la sua vicina di casa, della quale si era invaghito, e la moglie.

Le intimidazioni e le minacce sarebbero state ripetute e, per essere più convincente, avrebbe usato pure un bastone e un coltello che avrebbe brandito per tentare di convincerlo a non attraversare più quella strada. Con la moglie avrebbe fatto anche di peggio inseguendola e tentando di provocare un incidente stradale. Il difensore degli imputati, l'avvocato Leonardo Marino, alla luce del precedente aveva sollevato dei dubbi sulla capacità di intendere e volere e l'attendibilità nel racconto della vittima. 

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