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Domenica, 25 Febbraio 2024
Il processo

Aggressione a calci, pugni e bastonate in carcere: vittima fa retromarcia in aula

Un banale contrasto fra detenuti sfocia in un brutale pestaggio 11 contro 1: accuse non del tutto confermate dal diretto interessato

In due facevano il palo, altri tenevano e poi tutti a colpire con calci, pugni e bastone: una vera e propria spedizione punitiva in piena regola, per un contrasto fra detenuti, sfocia in un brutale pestaggio 11 contro 1. La presunta vittima, tuttavia, sentita in aula, non conferma le accuse che erano state messe per iscritto dagli agenti di polizia penitenziaria intervenuti.

Sotto accusa: Diego Pelonero, 47 anni, di Licata; Gianluca Scaccia, 37 anni, di Canicattì; Valerio Renna, 29 anni, di Misterbianco; Fabio Pastore, 43 anni, di Catania; Giuseppe Meli, 48 anni, di Camastra; Giancarlo Egitto, 52 anni, di Catania; Vincenzo Furia, 57 anni, di Canicattì; Francesco Costa, 36 anni, di Ragusa; Giovanni Crescenti, 47 anni, di Messina; Claudio Musso, 53 anni, di Noto e Calogero Antona, 50 anni, di Licata. 

Le imputazioni contestate sono di lesioni aggravate, minacce e danneggiamento. Pelonero, Scaccia, Renna, Pastore, Meli, Egitto, Furia, Costa, Crescenti e Musso, in particolare, sono accusati di lesioni aggravate. L’aggressione sarebbe avvenuta il 17 ottobre del 2017 all’interno del carcere di contrada Petrusa ad Agrigento dove tutti erano detenuti per vari reati.

Un gruppetto si sarebbe riunito in una camera detentiva per mettere a segno un vero e proprio agguato ai danni di un recluso. I motivi del contrasto non sarebbero stati del tutto messi a fuoco. Costa, con una scusa, lo avrebbe accompagnato in quella sorta di “vicolo cieco” del carcere dove nessuno avrebbe potuto vederli.

A quel punto, secondo la ricostruzione dell’episodio, Musso avrebbe cercato di tenere chiuso il blindo per non fare fuggire la vittima predestinata e altri due del gruppo – Meli e Pelonero – avrebbero fatto da “palo” assicurandosi che nessuno delle guardie carcerarie o altri detenuti in grado di testimoniare potessero arrivare.

Il primo a colpire, usando un bastone, sarebbe stato Scaccia. Gli altri, dopo che quest'ultimo lo avrebbe “abbattuto” con un bastone, rendendo difficile la sua difesa, avrebbero continuato a percuoterlo con calci e pugni in tutto il corpo e, in particolare, sul torace. La Procura contesta anche l’aggravante del fatto che “le circostanze di tempo e di luogo” avrebbero ostacolato la difesa. 

Il processo a carico dei dieci imputati (difesi, fra gli altri, dagli avvocati Angelo Benvenuto, Santo Lucia, Samantha Borsellino e Stefania La Rocca), prosegue il 20 dicembre. 

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