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Il momento dei saluti sul molo Favaloro

Il momento dei saluti sul molo Favaloro

Lampedusa, pescatori egiziani: riparte l'equipaggio con il 13enne

E' finalmente arrivata l'imbarcazione che rimorchierà i pescatori naufragati il 22 febbraio scorso a Cala Maluk. Con loro torna a casa il tredicenne

Hanno ripreso il mare oggi i cinque pescatori egiziani, di cui un minore, incagliatisi assieme al resto dell'equipaggio lo scorso 22 febbraio a "Cala Maluk". Qualche giorno dopo 9 erano tornati in patria, mentre gli altri erano rimasti per riportare indietro il mezzo che dà loro sostentamento.

Le cattive condizioni del mare non avevano permesso l'arrivo dei pezzi di ricambio spediti dall'armatore. Quindi invece dei ricambi attesi, a raggiungere Lampedusa è stata proprio un'imbarcazione che rimorchierà il motopesca fino in Egitto.

Sulla banchina del molo "Favarolo", dove era stata ormeggiata la barca recuperata dalla scogliera, a salutare i protagonisti della disavventura c'erano Giusi Nicolini, il dirigente dell'ufficio Servizi sociali del Comune Cristina Giambona, il capo della polizia municipale Piera Macaluso, il dirigente dell'ufficio Immigrazione della polizia di Stato e i lampedusani che si sono presi cura dei naufraghi durante il loro soggiorno sull'isola, che il primo cittadino ha ringraziato pubblicamente.

Oltre a loro, il sindaco non ha mancato di dare merito alla Capitaneria di porto e ai vigili del fuoco per il soccorso prestato ai naufraghi così come all'ufficio di Polizia e i propri dipendenti per "l'alacre lavoro svolto con i rapporti consolari oltre che per il caso del minorenne affidatogli dal giudice del Tribunale per i Minori di Palermo".

Situazione che  aveva provocato non pochi problemi di "gestione", visto che come si ricorderà il ragazzino dapprima aveva manifestato la volontà di rimanere in Italia e poi, assegnato a una famiglia in via momentanea, aveva deciso di raggiungere i suoi connazionali dopo appena mezz'ora.

Da qui in poi era stato un continuo cercare l'equilibrio tra il tentativo di rispettare le volontà del giovane e l'esigenza di tutelarlo e garantire la sua sicurezza mentre si trovava su suolo italiano come minore non accompagnato, quindi nell'impossibilità di andare sia nel Centro di accoglienza che altrove. Ecco perchè erano entrati in scena assistenti sociali e pattuglie dei vigili urbani che quotidianamente, con i vari volontari, si occupavano del ragazzo.

Grazie all'intermediazione del consolato egiziano si era poi trovato il modo di ospitare a spese dell'armatore gli uomini e di affidare a loro il ragazzo, dopo la trasmissione di un fax con cui gli stessi genitori manifestavano proprio questa volontà.

"Lampedusa si è fatta carico, ancora una volta, dell'accoglienza di chi navigando nel Mediterraneo si trova in difficoltà - ha detto Nicolini - e questa Amministrazione comunale ha dimostrato che l'isola sa prendersi cura del prossimo anche senza l'intervento di quanti da queste parti compaiono solo per opportunismo mediatico", ha aggiunto senza celare la vena polemica scaturita, probabilmente, dall'essersi trovati a fronteggiare con il dovuto pragmatismo una situazione del genere.

Ai cinque pescatori egiziani la popolazione ha anche consegnato dei doni da portare a casa conservando, malgrado l'incidente, un buon ricordo di Lampedusa.

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