Pescatori accusati di essere scafisti, migranti irreperibili: salta l'incidente probatorio

La Procura voleva sentirli "con massima urgenza" ritenendo che la loro testimonianza fosse indispensabile: procedimento a rischio

Il tribunale di Agrigento

I cinque migranti che avevano confermato agli inquirenti le accuse nei confronti dei componenti dell'equipaggio sono irreperibili. Il pubblico ministero Gloria Andreoli chiedeva di sentirli “con massima urgenza” proprio per il timore che potessero lasciare il territorio dello Stato. 

L’incidente probatorio, fissato per questa mattina davanti al gip Luisa Turco, per sentire i giovani tunisini, di età compresa fra i 15 e i 21 anni, di fatto è saltato. 

Il procedimento, a carico di ventidue persone, è quello che, il 28 luglio, ha portato al fermo dei componenti del motopesca tunisino "Hadj Mhamed", bloccati dalla Guardia di Finanza il 28 luglio, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L'imputazione, in particolare, è quella di avere fatto entrare illegalmente almeno cinque tunisini, che avevano pagato 4 mila dinari a testa per essere trasportati dalle coste vicino al porto di Mahdia (Tunisia) a Lampedusa, col sistema della "nave madre": a poche miglia dall'isola i migranti sarebbero stati imbarcati su uno dei tre barchini a motore a disposizione del motopesca e indirizzati verso la terraferma. 

Quest'ultimo passaggio, secondo la ricostruzione dei fatti, è saltato perchè due membri dell'equipaggio si sono gettati in acqua attirando l'attenzione di Finanza e Capitaneria. I migranti, nell’immediatezza, hanno confermato le accuse nei confronti di gran parte degli indagati, riconoscendoli anche in foto. 

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Il giudice Alessandra Vella, al termine degli interrogatori e dell'udienza, aveva convalidato il provvedimento nei confronti degli indagati e disposto la custodia in carcere per la metà di loro. Per gli altri non è stata applicata alcuna misura cautelare. "Non si ritiene che tutti i soggetti facenti parte dell'equipaggio abbiano apportato un contributo" – aveva scritto il gip. Oggi il pm Federico Panichi ha chiesto al gip di dichiarare “irripetibili” le testimonianze dei migranti, richiesta alla quale i difensori dei ventidue indagati – il collegio, fra gli altri, è composto dagli avvocati Gianluca Camilleri, Marcella Bonsangue, Maria Tiziana Lombardo e Dario Miccichè – si sono opposti: il giudice, quindi, ha rigettato la richiesta. Il procedimento, considerato che la principale fonte di prova è la testimonianza dei migranti, è a rischio.

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