Permesso premio mandante omicidio Livatino, Patronaggio: "Lo Stato pretenda la collaborazione"

Il procuratore capo commenta il permesso a Giuseppe Montanti condannato all'ergastolo nel 1999 per l'uccisione del giudice 

Il procuratore capo Luigi Patronaggio

"A parte la tragica beffarda coincidenza del permesso premio ad uno degli assassini del giudice Livatino di cui il 21 settembre ricorre il trentennale della barbara uccisione, l'ordinanza dei giudici di sorveglianza di Padova, in linea con le decisioni della Corte EDU e della Corte Costituzionale, pone una serie di problemi che sono al tempo stesso giuridici e morali: primo fra tutti quello della funzione rieducativa della pena non disgiunta da quella della meritevolezza dei benefici carcerari con la sola buona condotta non accompagnata da una collaborazione attiva con l'autorità giudiziaria". Lo ha detto, secondo quanto riporta l'Adnkronos, il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio commentando il permesso premio a Giuseppe Montanti, condannato all'ergastolo nel 1999 per l'uccisione del giudice. 

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Omicidio Livatino, dopo 20 anni di carcere permesso premio a uno dei mandanti

Montanti ha scontato 20 anni in regime di carcere duro, ma ha potuto beneficiare del primo permesso solo dopo la decisione della Corte Costituzionale sui reati ostativi. " Semplificando: questo nostro Paese è pronto a perdonare sulla base della semplice dissociazione, ovvero deve pretendere, forse anche con una certa violenza morale, la collaborazione piena ai limiti della necessaria delazione? - dice Patronaggio - . La risposta sta forse nel verificare in concreto se siamo realmente usciti da una emergenza mafiosa e se siamo in grado di rimarginare le ferite morali del Paese senza fare necessariamente 
ricorso ad una concezione della giustizia in senso solo retributiva e punitiva".
 

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